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Pixel 11 Pro XL, bug del Wi-Fi 6 prosciuga la batteria in standby: causa e soluzione temporanea

Su Reddit sta circolando una segnalazione che riguarda il Google Pixel 11 Pro XL: in determinate configuraz

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Su Reddit sta circolando una segnalazione che riguarda il Google Pixel 11 Pro XL: in determinate configurazioni Wi-Fi, il dispositivo consumerebbe una quantità anomala di batteria mentre è in standby. Il problema sta raccogliendo un numero crescente di conferme da parte di altri utenti, che chiedono a Google un intervento rapido via software.

135 “risvegli” al minuto con il Wi-Fi 6Secondo l’analisi pubblicata dall’utente che ha sollevato il caso, lasciando il telefono inutilizzato il consumo di batteria arrivava a toccare il 2,5-3% ogni ora. Analizzando i log di sistema con l’app BetterBatteryStats, è emerso che collegandosi a una rete Wi-Fi 6 (802.11ax) il chip Wi-Fi del Pixel 11 Pro XL genera circa 135 wake lock di tipo wlan_rx_wake al minuto, un meccanismo che riporta ripetutamente il telefono fuori dallo stato di sospensione.

Questo continuo susseguirsi di risvegli impedirebbe al dispositivo di entrare correttamente in modalità sospensione tra il 59% e il 67% delle volte, con un impatto diretto e significativo sull’autonomia in standby.

Passare al Wi-Fi 5 riduce drasticamente il consumoCome soluzione temporanea, l’utente ha provato a forzare il router sulla banda a 5 GHz in standard Wi-Fi 5 (802.11ac) anziché Wi-Fi 6. Il risultato è stato netto: i wake lock al minuto sono scesi da 135 a circa 2,4, mentre la percentuale di sospensioni fallite è crollata a circa l’1%. Nell’arco di una notte di sette ore, il consumo medio si è così ridotto a circa l’1% orario, senza penalizzare in modo evidente la velocità della connessione.

Non tutti i router sono coinvolti allo stesso modoNella discussione online altri utenti hanno riportato problemi simili, con casi in cui il Wi-Fi arriverebbe a incidere per oltre il 70% sui consumi complessivi della batteria, e picchi che superano i 6.000 eventi di risveglio in un’ora. Allo stesso tempo, chi utilizza router Asus o reti Wi-Fi 6E/Wi-Fi 7 riferisce di non riscontrare l’anomalia, il che fa pensare a un problema di compatibilità tra le funzioni di risparmio energetico del router, come TWT (Target Wake Time) e DTIM (Delivery Traffic Indication Message), e i driver Wi-Fi del Pixel.

Nel frattempo, diversi utenti stanno inviando segnalazioni a Google tramite gli strumenti di feedback ufficiali, chiedendo che il problema venga risolto al più presto con un aggiornamento software, trattandosi di un difetto che colpisce uno smartphone di fascia alta appena lanciato sul mercato.

#google #android #pixel #bug #pixel11

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iPhone 18 Pro Max batte Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL in autonomia: ecco il test

Un nuovo test di autonomia ha messo a confronto iPhone 18 Pro Max con due tra i migliori Android in circolazione, [Galaxy S26](https://amzn.to/4e80wr0

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Un nuovo test di autonomia ha messo a confronto iPhone 18 Pro Max con due tra i migliori Android in circolazione, Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL. A condurre la prova è stato PhoneArena, che ha fatto riprodurre lo stesso video di YouTube in loop su più smartphone per verificare quale resistesse più a lungo. Il risultato vede l’iPhone di Apple in testa, ma il confronto offre spunti interessanti anche per chi guarda al mondo Android.

Il test: stessa riproduzione video per tuttiNella prova sono stati coinvolti quattro smartphone: iPhone 18 Pro Max, iPhone 17 Pro Max, Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL. Tutti i dispositivi sono stati caricati al 100%, impostati con la stessa luminosità dello schermo e collegati alla medesima rete Wi-Fi, per poi far riprodurre in loop la stessa playlist di video YouTube. La batteria residua è stata rilevata dopo 5 e 7 ore di riproduzione continua.

iPhone 18 Pro Max: 61% dopo 5 ore, 42% dopo 7 ore

Pixel 11 Pro XL: 57% dopo 5 ore, 37% dopo 7 ore

Galaxy S26 Ultra: 50% dopo 5 ore, 27% dopo 7 ore

iPhone 17 Pro Max: 48% dopo 5 ore, 22% dopo 7 ore

Tra i due Android in gara, il Pixel 11 Pro XL di Google si è comportato meglio del Galaxy S26 Ultra, mantenendo una percentuale di batteria superiore sia a 5 che a 7 ore di riproduzione. Il flagship Samsung, invece, è risultato il più penalizzato del gruppo insieme al più datato iPhone 17 Pro Max.

Batterie e chip a confrontoGuardando alle capacità delle batterie, la versione globale di iPhone 18 Pro Max utilizzata nel test dispone di 5.391 mAh, contro i 5.000 mAh di Galaxy S26 Ultra e i 5.115 mAh di Pixel 11 Pro XL. Il vantaggio in termini di capacità gioca quindi un ruolo importante nel risultato, ma da solo non basta a spiegare del tutto la differenza: secondo PhoneArena, anche l’efficienza del nuovo chip Apple A20 Pro, realizzato con processo produttivo a 2nm, ha contribuito al risultato dell’iPhone 18 Pro Max.

In Cina si punta già su batterie molto più capientiSe si guarda al panorama globale, alcuni produttori Android, soprattutto sul mercato cinese, stanno già spingendo su capacità decisamente superiori: non è raro trovare smartphone con batterie da 7.000 mAh, e i modelli con celle al silicio-carbonio arrivano in alcuni casi anche a 10.000 mAh. Il problema è che molti di questi dispositivi non vengono commercializzati in Europa o negli Stati Uniti, lasciando i flagship Android occidentali come Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL a confrontarsi su capacità più contenute.

Va sottolineato che il test si basa su un utilizzo molto specifico, la riproduzione continua di video da YouTube, e non è detto che lo stesso ordine si ripeta con un uso più vario, che comprenda gaming, fotografia e connettività. Resta comunque un dato di fatto interessante per chi sta valutando l’acquisto di un top di gamma Android: tra i due contendenti, il Pixel 11 Pro XL di Google si è dimostrato più efficiente del Galaxy S26 Ultra in questo specifico scenario di utilizzo.

#android #pixel #galaxy #samsung

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Proactive Assistance, la funzione AI di Pixel 11, potrebbe arrivare anche su Pixel 10

Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i [Pixel 11](https://android

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Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i Pixel 11, potrebbe non restare esclusiva della gamma più recente. Alcuni riferimenti alla funzione sono stati individuati anche su un Pixel 10 Pro XL con installata l’ultima beta di Android 17, lasciando intendere che Google stia valutando di estenderla anche alla generazione precedente.

Gemini che anticipa le esigenze dell’utenteProactive Assistance si basa su Gemini e rappresenta un’evoluzione della funzione Magic Cue già presente sui Pixel 10. L’idea alla base è quella di un assistente che non si limita a rispondere alle domande, ma osserva il contesto della conversazione o dell’attività in corso per suggerire in anticipo informazioni utili.

Un esempio pratico: se durante una conversazione su Google Messaggi un amico chiede l’indirizzo di casa, Gemini può individuare il contesto e proporre direttamente l’indirizzo come suggerimento, senza che l’utente debba cercarlo manualmente.

La scoperta sul Pixel 10 Pro XLLa segnalazione arriva dal canale YouTube In Depth Tech Reviews, che ha installato Android 17 QPR2 Beta 5 su un Pixel 10 Pro XL trovando la voce Proactive Assistance già presente nel menu delle impostazioni. Rispetto ai Pixel 11, dove la funzione compare con un’icona blu nella parte bassa del menu, sul Pixel 10 in beta l’icona è gialla, a forma di lampadina, e posizionata leggermente più in alto; anche il testo descrittivo presenta piccole differenze.

Aprendo la voce di menu, la struttura delle impostazioni risulta quasi identica su entrambe le generazioni: è possibile attivare l’opzione “Use Proactive Assistance” e scegliere l’assistente digitale da utilizzare, un’impostazione presente anche sui Pixel 11.

Altre novità in arrivo con Android 17 QPR2Nuovo tile “Audio Streams” nelle impostazioni rapide

Grafica aggiornata per la sezione Notification Intelligence

Pagina unica che raggruppa le impostazioni di batteria e ricarica, già presente sui Pixel 11

Va precisato che al momento si tratta soltanto di una versione beta: non è detto che Google decida di rendere Proactive Assistance disponibile in modo definitivo sui Pixel 10. Se la funzione dovesse arrivare anche sui modelli meno recenti, il divario tra le due generazioni Pixel si ridurrebbe ulteriormente, un aspetto sicuramente gradito da chi possiede un Pixel 10.

#ai #google #android #gemini #pixel

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Pixel, l’aggiornamento Android 17 QPR1 porta bug su touch screen e connettività

Questa settimana Google ha avviato il rilascio di Android 17 QPR1 per gli smartphone [Pixel](https://andro

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Questa settimana Google ha avviato il rilascio di Android 17 QPR1 per gli smartphone Pixel, come parte del Pixel Drop di settembre. L’aggiornamento introduce alcuni miglioramenti minori, ma come spesso accade dopo un rilascio importante, un certo numero di utenti sta segnalando bug e comportamenti anomali sui propri dispositivi.

Le segnalazioni più critiche su RedditAnalizzando le discussioni pubblicate sulle community online, in particolare su Reddit, emergono alcuni problemi che toccano direttamente l’usabilità quotidiana dei Pixel. I più critici riguardano lo schermo e il touch: alcuni utenti segnalano uno scrolling invertito rispetto alla direzione dello swipe, mentre altri lamentano che parte o tutto lo schermo smette temporaneamente di rispondere ai tocchi. È stato segnalato anche un problema specifico durante la riproduzione video in orizzontale, con la parte superiore dello schermo che non risponde più al tocco.

A questi si aggiungono cali di prestazioni con scatti e rallentamenti dell’interfaccia, consumo anomalo della batteria e problemi di connettività: disconnessioni frequenti dalla rete 5G e, in alcune condizioni Wi-Fi specifiche, l’impossibilità di far funzionare app Google come Gmail o YouTube pur restando collegati alla rete.

Quanto è diffuso il problema?Quando le segnalazioni si moltiplicano online, è facile avere l’impressione che il bug riguardi tutti i dispositivi in circolazione. In realtà, considerando che i Pixel venduti nel mondo sono diversi milioni, chi incontra problemi gravi dopo l’update potrebbe rappresentare solo una minoranza degli utenti. Non è un caso isolato che raccontare la propria esperienza personale aiuti a inquadrare la situazione: sul Pixel 9 Pro utilizzato dalla redazione di sumahodigest.com, ad esempio, non si è verificato alcun problema dopo l’aggiornamento.

Non è ancora possibile stabilire con certezza se tutte le anomalie segnalate siano effettivamente riconducibili ad Android 17 QPR1. Detto questo, per chi vuole evitare rischi legati a touch screen non responsivo o problemi di connettività, la scelta più prudente resta attendere una patch correttiva prima di installare l’update. Chi lo ha già fatto e riscontra problemi può solo sperare in un rilascio rapido di un fix da parte di Google.

#google #android #pixel #bug

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Audio spaziale nel mirino: l’ITC apre un’indagine su Pixel, Galaxy e iPhone per presunta violazione di brevetto

La tecnologia di audio spaziale utilizzata su alcuni tra gli smartphone più diffusi al mondo, inclusi i [Google Pixel](https://androidiani.net/categor

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La tecnologia di audio spaziale utilizzata su alcuni tra gli smartphone più diffusi al mondo, inclusi i Google Pixel e i Samsung Galaxy, finisce al centro di un’indagine formale della Commissione per il Commercio Internazionale degli Stati Uniti (ITC). L’azienda specializzata in acustica BoomCloud 360 ha infatti presentato un esposto contro Apple, Google e Samsung, accusandole di violare tre suoi brevetti relativi proprio all’audio spaziale.

L’esposto di BoomCloud 360 e l’apertura dell’indagineLa vicenda ha preso il via il 14 agosto, quando BoomCloud 360 ha depositato il proprio esposto presso l’ITC, integrato poi con documentazione aggiuntiva il 31 agosto. Sulla base di questi elementi, l’ente statunitense ha annunciato il 16 settembre l’avvio formale di un’indagine sui tre brevetti contestati, che riguardano nello specifico le tecniche di elaborazione del suono utilizzate per separare e bilanciare l’audio proveniente dagli altoparlanti, alla base degli effetti di spazialità sonora oggi diffusi su smartphone di fascia alta.

Cosa rischiano Pixel, Galaxy e iPhoneBoomCloud 360 ha chiesto all’ITC due provvedimenti distinti: un ordine di esclusione limitata, che impedirebbe l’importazione negli Stati Uniti dei dispositivi ritenuti in violazione dei brevetti, e un’ingiunzione che ne bloccherebbe anche la vendita sul territorio americano. Un’eventuale decisione sfavorevole potrebbe quindi, in teoria, avere ripercussioni dirette sulla disponibilità di modelli come Pixel e Galaxy negli Stati Uniti, oltre che sull’iPhone.

Nessuna violazione accertata, per oraÈ importante sottolineare che l’apertura di un’indagine da parte dell’ITC non equivale in alcun modo a un accertamento di violazione. Si tratta semplicemente della fase istruttoria in cui l’ente verifica se le accuse mosse da BoomCloud 360 abbiano fondamento. Nel frattempo, tutte e tre le aziende coinvolte hanno già intrapreso iniziative legali proprie: Samsung ha depositato il 3 settembre un’azione di accertamento negativo presso il tribunale federale del distretto meridionale della California, mentre Apple e Google avevano già avviato cause simili nel mese di agosto. Il contenzioso procede quindi su due binari paralleli, quello dell’ITC e quello dei tribunali federali, e per conoscere gli esiti concreti sarà necessario attendere l’evoluzione delle prossime settimane.

#google #android #pixel #samsung #audiospaziale

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Sondaggio in Giappone: Xperia scavalca Galaxy nelle intenzioni d’acquisto, insegue Pixel e AQUOS

La serie Xperia di Sony continua a occupare una posizione marginale nel mercato interno giapponese, ma un nuovo sondaggio suggerisce che il vento potr

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La serie Xperia di Sony continua a occupare una posizione marginale nel mercato interno giapponese, ma un nuovo sondaggio suggerisce che il vento potrebbe presto cambiare. Secondo la ricerca “Indagine sulla quota di sistemi operativi per smartphone – agosto 2026” pubblicata dall’istituto MMD, se si guarda a chi possiede oggi uno smartphone Android in Giappone, Xperia resta relegata al quarto posto. Ma quando si chiede agli utenti quale marchio acquisteranno la prossima volta, la classifica cambia radicalmente a favore del brand giapponese.

Il presente è ancora difficile: Xperia quarta dietro ad AQUOS, Pixel e GalaxyGuardando alla quota di mercato attuale tra chi possiede già un Android, il podio è occupato da AQUOS di Sharp con il 25,9%, seguito da Google Pixel al 17,6% e da Samsung Galaxy al 14,1%. Xperia si posiziona solo al quarto posto, una fotografia che conferma le difficoltà del marchio negli ultimi anni sul mercato domestico, complice anche la crescente concorrenza dei rivali.

Il sorpasso nelle intenzioni d’acquisto: Xperia supera GalaxyIl quadro cambia sensibilmente quando MMD ha chiesto agli intervistati quale smartphone acquisterebbero alla prossima occasione. In questa classifica, Xperia ottiene il 17,5% delle preferenze, sufficiente per superare Galaxy e conquistare il terzo posto assoluto, alle spalle solo di AQUOS (26,3%) e Google Pixel.

1° posto – AQUOS: 26,3%

2° posto – Google Pixel: seconda scelta più popolare

3° posto – Sony Xperia: 17,5% (sorpasso su Galaxy)

Quota attuale di mercato Xperia: solo 4° posto

Un segnale da non sottovalutare per il futuro del brandIl divario tra quota di mercato attuale e intenzioni d’acquisto future è tra i dati più interessanti emersi dalla ricerca MMD. Se da un lato Xperia continua a scontare anni di scelte di lineup discusse e una presenza commerciale meno capillare rispetto ai concorrenti, dall’altro il crescente interesse per i prossimi modelli – tra cui l’attesissimo Xperia 1 IX in arrivo nella prossima primavera – potrebbe tradursi in una vera inversione di tendenza se Sony saprà consolidare l’attenzione ottenuta. Resta da vedere se questi buoni propositi da parte del pubblico giapponese si trasformeranno in vendite concrete una volta che i nuovi modelli arriveranno sugli scaffali.

#android #pixel #galaxy #samsung #sony #xperia

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Google Traduttore, la traduzione offline in tempo reale arriva su Pixel: c’è anche l’italiano

Google Traduttore si prepara ad aggiungere una funzione richiesta da tempo dagli utenti: la traduzione off

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Google Traduttore si prepara ad aggiungere una funzione richiesta da tempo dagli utenti: la traduzione offline in tempo reale per la funzione Live Translate. Finora la modalità di traduzione dal vivo richiedeva quasi sempre una connessione internet attiva, ma grazie al download preventivo dei pacchetti linguistici sarà presto possibile utilizzarla anche senza rete dati o Wi-Fi disponibile. Al momento la novità è limitata a un numero ristretto di dispositivi, ovvero Pixel 9, Pixel 10 e Pixel 11.

Dieci lingue supportate, italiano inclusoSecondo quanto riportato da Android Authority sulla base della documentazione di supporto pubblicata da Google, la funzione offline di Live Translate copre già dieci lingue in abbinamento con l’inglese: italiano, spagnolo, francese, tedesco, portoghese, hindi, russo, svedese, giapponese e indonesiano. Contando anche l’inglese, si arriva quindi a un totale di undici lingue disponibili per le traduzioni offline, con l’italiano tra le prime lingue supportate fin dal lancio.

Un problema risolto: i viaggi senza connessioneFino ad oggi, la dipendenza dalla connessione internet rappresentava uno dei limiti più evidenti di Live Translate, soprattutto durante i viaggi all’estero, dove la copertura dati può essere instabile o del tutto assente. Con l’introduzione del supporto offline, sarà sufficiente scaricare in anticipo i pacchetti linguistici necessari per continuare a usufruire della traduzione vocale in tempo reale anche in assenza di rete mobile o Wi-Fi, una funzione particolarmente utile per chi viaggia spesso all’estero e vuole comunicare senza dover contare su una connessione stabile.

Per ora una funzione esclusiva PixelLa limitazione più evidente riguarda la disponibilità: al momento la funzione offline è riservata esclusivamente ai modelli Pixel 9, Pixel 10 e Pixel 11, mentre non è ancora chiaro se e quando Google estenderà il supporto anche ad altri smartphone Android o se resterà una funzione esclusiva della gamma Pixel, magari come ulteriore leva per differenziare l’offerta software rispetto alla concorrenza. Considerando la strategia recente di Google, che tende a introdurre le novità più interessanti prima sui propri dispositivi per poi allargarle gradualmente al resto dell’ecosistema Android, non è escluso che in futuro la funzione possa arrivare anche su altri smartphone.

#google #android #pixel #googletraduttore

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Android 17 QPR2 Beta 5 per i Pixel: risolti riavvii improvvisi e crash della fotocamera

Google ha rilasciato la Beta 5 di Android 17 QPR2 per i dispositivi [Pixel](https://androidiani.net/catego

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Google ha rilasciato la Beta 5 di Android 17 QPR2 per i dispositivi Pixel, circa tre settimane dopo la beta precedente. L’aggiornamento punta soprattutto sulla stabilità del sistema, correggendo alcuni bug che si presentavano nell’uso quotidiano, e porta con sé anche piccole modifiche alle Impostazioni rapide e al menu Impostazioni.

I bug corretti in questa buildCome indicato nelle note di rilascio di Google, la nuova beta interviene su diversi problemi segnalati dagli utenti nelle settimane precedenti:

riavvio improvviso del dispositivo durante lo scorrimento di contenuti in app ricche di elementi multimediali

tocco non rilevato dopo l’utilizzo della scorciatoia per Google Wallet dal tasto di accensione

crash dell’app Fotocamera durante l’elaborazione delle immagini panoramiche

audio Bluetooth non riprodotto correttamente al termine di una chiamata

problemi di navigazione all’interno di Private Space

slider del volume di sistema non visibile durante il casting di contenuti multimediali

Piccoli ritocchi a Impostazioni rapide e ImpostazioniOltre alle correzioni, la Beta 5 introduce alcune modifiche minori all’interfaccia. Secondo quanto riportato da Android Authority, viene rivista in parte la recente riorganizzazione del media player e dello slider della luminosità nelle Impostazioni rapide. Nel menu Impostazioni, la voce dedicata alla batteria viene rinominata in “Batteria e ricarica”, mentre le opzioni relative al salvaschermo vengono riordinate anche sui modelli meno recenti, seguendo un cambiamento già visto in anteprima sui Pixel 11.

Dispositivi compatibiliLa Beta 5 è disponibile per tutti i Pixel a partire dal Pixel 6a, con build differenti in base all’hardware:

Pixel 6a, Pixel 7 (tutte le varianti), Pixel Fold e Pixel Tablet: build CP41.260828.005.A6

Pixel 8, Pixel 9, Pixel 10 e Pixel 11 (tutte le varianti): build CP41.260828.004.A8

Come installarlaChi partecipa all’Android Beta Program può scaricare l’aggiornamento come normale OTA dalle Impostazioni del proprio Pixel. In alternativa, Google mette a disposizione le immagini di sistema per un’installazione manuale sul portale sviluppatori. Trattandosi di una build beta, l’azienda invita comunque a segnalare eventuali nuovi problemi tramite l’app Android Beta Feedback, in vista del rilascio della versione stabile di Android 17 QPR2.

#android #pixel #android17 #pixel11

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Google conferma attacchi mirati ai Pixel tramite una vulnerabilità del modem cellulare

Google ha confermato il 16 settembre che alcuni smartphone [Pixel](https://androidiani.net/category/google

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Google ha confermato il 16 settembre che alcuni smartphone Pixel sono stati oggetto di attacchi mirati che hanno sfruttato una vulnerabilità nel modem cellulare integrato nei dispositivi. Il numero di terminali colpiti sembra limitato, ma la falla non richiede alcuna interazione da parte dell’utente per essere sfruttata, un dettaglio che rende la vicenda particolarmente delicata.

La falla CVE-2026-58704 permette l’escalation dei privilegiIl problema, identificato come CVE-2026-58704, è stato risolto con l’aggiornamento di sicurezza Android di settembre 2026, che nel complesso corregge oltre 200 vulnerabilità. Google ha specificato che questa in particolare è stata sfruttata in attacchi limitati e mirati.

La vulnerabilità riguarda una falla logica nel codice del modem cellulare presente sui dispositivi Pixel, che permette di bypassare i controlli sui permessi. In pratica, un attaccante potrebbe ottenere da remoto privilegi elevati senza bisogno di eseguire codice con permessi aggiuntivi, e soprattutto senza che la vittima debba cliccare link sospetti o installare app malevole: si tratta di un attacco definito “zero-click”.

Anche il CISA statunitense conferma lo sfruttamento attivoLa Cybersecurity and Infrastructure Security Agency (CISA) degli Stati Uniti ha inserito la vulnerabilità nel proprio catalogo delle falle note e attivamente sfruttate, confermando che il problema di autenticazione nel modem cellulare dei Pixel è stato effettivamente utilizzato in attacchi reali. L’agenzia sottolinea come questo tipo di vulnerabilità rappresenti un vettore ricorrente per attori malevoli, con rischi particolarmente elevati per enti governativi.

Al momento Google non ha fornito dettagli sui modelli Pixel coinvolti né sulle modalità precise con cui la falla sarebbe stata utilizzata negli attacchi, né sull’identità dei responsabili.

Cosa fare per proteggersiverificare nelle impostazioni del proprio Pixel la disponibilità dell’aggiornamento di sicurezza di settembre 2026

installare l’update non appena disponibile, anche in assenza di segnalazioni di problemi visibili

non presupporre che l’assenza di comportamenti anomali escluda un possibile tentativo di attacco, trattandosi di una falla zero-click

Anche se il numero di dispositivi coinvolti risulta limitato, la natura zero-click della vulnerabilità rende comunque consigliabile installare la patch di sicurezza il prima possibile per tutti gli utenti Pixel.

#sicurezza #google #privacy #android #pixel #bug

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Android 17 QPR1: l’update di settembre porta 20 correzioni ai Pixel

Google ha rilasciato il nuovo aggiornamento di settembre per Android 17 QPR1, dedicato alla famiglia [Pixe

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Google ha rilasciato il nuovo aggiornamento di settembre per Android 17 QPR1, dedicato alla famiglia Pixel. Oltre alla patch di sicurezza del mese, il pacchetto introduce ben venti correzioni che toccano app, fotocamera, Bluetooth, display, sistema, connettività e interfaccia utente, con l’obiettivo di rendere l’esperienza d’uso più stabile e fluida su un parco dispositivi molto ampio.

Dal Pixel 6 al Pixel 11, aggiornamento trasversaleLa novità più interessante riguarda l’ampiezza del supporto: l’update copre modelli che vanno dal Pixel 6, dal Pixel 6 Pro e dal Pixel 6a fino alle serie Pixel 7, 8, 9, 10 e all’attuale Pixel 11, passando per Pixel Fold e Pixel Tablet. Non tutte le correzioni riguardano però ogni modello: alcuni bug sono specifici della serie Pixel 10, mentre altri interessano trasversalmente gran parte della gamma a partire dal Pixel 6.

Sul fronte sicurezza, la patch di settembre risolve complessivamente 115 vulnerabilità datate 1 settembre e 85 datate 5 settembre, a cui si aggiungono 110 correzioni specifiche per l’ecosistema Pixel. La build globale porta il numero CP3A.260905.009 ed è già disponibile anche in formato OTA per il flashing manuale.

Meno crash e migliori prestazioni in giocoDiverse correzioni riguardano la stabilità quotidiana del sistema. È stato risolto un crash che colpiva alcune app Google in condizioni specifiche, mentre sulla serie Pixel 10 è stato corretto un problema che causava l’arresto anomalo di alcuni giochi all’avvio. Sistemato anche un bug che impediva di attivare Wi-Fi e Bluetooth in determinate circostanze, oltre a un’instabilità della fotocamera su Pixel Tablet che poteva portare al blocco completo del sistema.

Non manca l’attenzione ai videogiocatori: Google ha corretto rallentamenti, frame rate instabile e surriscaldamento durante l’uso prolungato di app grafiche pesanti, un intervento che dovrebbe tradursi in sessioni di gioco più fluide e meno soggette a throttling termico.

Altre correzioni degne di notaCrash di sistema durante l’installazione, la disinstallazione o l’aggiornamento di app

Rallentamenti legati al database di Android System Intelligence

Direzione di scorrimento invertita con le scorciatoie di ingrandimento

Widget della schermata Home che sparivano dopo un riavvio

Problemi di connettività alla rete mobile su alcuni Pixel

Notifiche non rimovibili con lo swipe e testo sovrapposto nelle notifiche

Nel complesso, l’aggiornamento di settembre di Android 17 QPR1 non introduce nuove funzionalità clamorose, ma punta a consolidare l’affidabilità dei Pixel nell’uso quotidiano. Vista la quantità di correzioni che toccano prestazioni, connettività e stabilità, si tratta di un update che gli utenti Pixel interessati farebbero bene a installare non appena disponibile.

#sicurezza #google #android #pixel #android17 #aggiornamento

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Pixel Drop di settembre: protezione anti-truffa anche in Italia e nuovi widget dal Pixel 6 in su

Google ha avviato la distribuzione del Pixel Drop di settembre

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Google ha avviato la distribuzione del Pixel Drop di settembre, il pacchetto mensile di funzioni dedicato a smartphone Pixel e Pixel Watch. A differenza di altri aggiornamenti Android più ampi, il Pixel Drop riguarda solo l’ecosistema Pixel, ma questa volta colpisce per l’ampiezza del supporto: anche il Pixel 6, lanciato nell’ottobre 2021, riceve gran parte delle novità insieme ai modelli più recenti.

Sei novità tra smartphone e smartwatchL’aggiornamento porta quattro novità per gli smartphone Pixel e due per Pixel Watch, per un totale di sei funzioni o miglioramenti. Il fatto che un dispositivo di cinque anni fa come il Pixel 6 sia incluso nella maggior parte delle novità è un segnale di attenzione non scontato da parte di Google verso i modelli meno recenti.

La protezione anti-truffa arriva anche in ItaliaLa novità più rilevante sul piano pratico riguarda l’estensione del rilevamento delle truffe. L’app Messaggi è ora in grado di segnalare nella notifica le chat sospette, e la funzione arriva anche in Europa, oltre che in Stati Uniti, Regno Unito, Australia, Canada, Singapore, India, Germania, Messico e Francia, con supporto per sette lingue.

Chi utilizza Gboard riceverà inoltre un avviso quando i contenuti digitati o visualizzati sulla tastiera risultano potenzialmente legati a una truffa, anche se per ora questa funzione specifica resta limitata agli Stati Uniti con dieci lingue supportate, ed è disponibile anche tramite Keyboard Suggestions su altre tastiere.

Pixel VIPs rinnovato e temi a tema Harry PotterAnche la funzione Pixel VIPs, dedicata ai contatti preferiti, viene aggiornata con widget ridisegnati che permettono di chiamare o scrivere con un solo tocco e badge per i messaggi non letti o urgenti. È stato aggiunto anche un menu flottante per cambiare rapidamente profilo. La funzione richiede Contatti 4.77.11 o versioni successive e Pixel VIPs 2.0.

Sul fronte estetico arrivano i pacchetti a tema Harry Potter, legati agli audiolibri Audible, che permettono di cambiare in un solo passaggio sfondo, icone e suoni del dispositivo, con tre varianti disponibili fino al 31 dicembre. Per Pixel Watch 4 migliora invece il gesto Raise to Talk, mentre da Pixel Watch 3 in su sarà possibile gestire il pannello notifiche con gesti a una mano.

Il Pixel Tablet riceve le novità legate a Pixel VIPs e ai temi, ma resta escluso dalle due funzioni anti-truffa. Nel complesso, il Pixel Drop di settembre non stravolge l’esperienza d’uso, ma il supporto esteso fino al Pixel 6 e l’arrivo della protezione anti-truffa anche in Italia lo rendono un aggiornamento utile sul piano della sicurezza quotidiana.

#google #android #pixel #pixelwatch #aggiornamento

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Android 17 introduce Continue Activity: così Google prepara il terreno a Googlebook

Google sta iniziando a distribuire su Android 17 una nuova funzione chiamata Continue Activity, pensata pe

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Google sta iniziando a distribuire su Android 17 una nuova funzione chiamata Continue Activity, pensata per continuare il proprio lavoro passando da uno smartphone a un tablet o ad altri dispositivi. La funzione, veicolata tramite i servizi Google Play, non riguarderebbe solo app e attività in corso, ma anche notifiche, file e contenuti multimediali, e potrebbe arrivare anche in Italia nei prossimi mesi.

Un nuovo hub per la continuità tra dispositiviLa voce Continue Activity è comparsa nella sezione Servizi cross-device dei servizi Google Play su un Pixel 9 con Android 17 stabile. Al suo interno sono presenti quattro sezioni attivabili singolarmente: Attività, App, Notifiche e Condivisione di file e media. Attivando la funzione, il sistema mostra anche i permessi necessari per il mirroring dello schermo, lo streaming delle app e l’accesso a notifiche, foto e contenuti multimediali.

Il legame con Continue OnLa sezione Attività appare strettamente collegata a Continue On, la funzione introdotta con Android 17 che permette di spostarsi da un dispositivo Android a un altro mantenendo lo stato di un’app compatibile. Finora l’uso era concentrato soprattutto tra smartphone e tablet, ma il nuovo hub suggerisce un’estensione a una gamma più ampia di dispositivi, in vista dell’arrivo di Googlebook.

Secondo le prime indicazioni, l’integrazione con lo smartphone sarà un elemento centrale per Googlebook, che più che un notebook a sé stante potrebbe configurarsi come un dispositivo pensato per lavorare in coppia con un telefono Android, sfruttando funzioni come lo specchio dello schermo, lo streaming delle app e persino l’uso del telefono come trackpad.

Un ecosistema sempre più integratoGoogle ha già dato altri segnali di questa strategia, tra cui l’introduzione di Continue On su Android 17 e diverse funzioni di configurazione di Googlebook nei servizi Google Play. Continue Activity sembra rappresentare il tassello che raccoglie in un unico punto tutte queste funzionalità di collegamento tra dispositivi.

Al momento non è chiaro quanto sia ampia la distribuzione della funzione, dato che i rollout basati sui servizi Google Play sono spesso graduali. Tuttavia, la comparsa di un menu completo con quattro voci su un Pixel 9 con Android 17 stabile conferma che Google sta costruendo con attenzione le fondamenta della continuità tra dispositivi in vista del lancio di Googlebook, le cui prenotazioni dovrebbero aprirsi il 21 settembre.

#google #android #pixel #android17 #googleplayservices

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Xiaomi 18 Pro conferma il display posteriore: la sfida ad HiLight di Pixel 11 è servita

Xiaomi ha ufficialmente teaserizzato la serie Xiaomi 18 Pro, confermando che il

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Xiaomi ha ufficialmente teaserizzato la serie Xiaomi 18 Pro, confermando che il display posteriore introdotto con la generazione precedente tornerà anche sul prossimo flagship. L’approccio che sfrutta il retro dello smartphone come spazio informativo aggiuntivo, già caratteristica distintiva di Xiaomi 17 Pro, prosegue quindi anche sulla nuova generazione.

Il teaser conferma il display posterioreNel video pubblicato da Xiaomi su Weibo si vede chiaramente un display integrato nella parte posteriore del dispositivo, con dimensioni che sembrano rimanere sostanzialmente invariate rispetto a Xiaomi 17 Pro. Questo suggerisce che l’evoluzione della serie 18 Pro potrebbe puntare più sull’ampliamento delle funzioni e dei servizi supportati che su un ingrandimento fisico del pannello. Dalle immagini si notano inoltre tre sensori fotografici e un flash posizionati sotto il display posteriore, oltre a un nuovo tasto fisico laterale.

Cosa può fare oggi il display posterioreSu Xiaomi 17 Pro, il pannello posteriore non era solo un vezzo estetico, ma offriva funzioni concrete: controllo della riproduzione musicale, mirino per gli scatti con la fotocamera principale, visualizzazione di orologio, sveglia, cronometro e timer, oltre a gestione delle chiamate, informazioni sui voli, notifiche di consegna e persino animali virtuali interattivi.

Controllo musica e mirino fotocamera

Orologio, sveglia, cronometro e timer

Gestione chiamate e notifiche di consegna

Informazioni sui voli

Animali virtuali interattivi

Con Xiaomi 18 Pro ci si aspetta un ampliamento di queste funzioni, magari con il supporto di servizi di terze parti come Google, Meta o Uber, che trasformerebbero il display posteriore da semplice widget dedicato a una vera e propria seconda schermata dello smartphone.

Un approccio diverso rispetto a HiLight di Pixel 11Il tema del retro come superficie informativa è di stretta attualità anche in casa Google, che con Pixel 11 ha introdotto HiLight, un sistema di LED posizionati sul retro del telefono. A differenza del display fisico di Xiaomi, HiLight non mostra immagini o testo, ma comunica tramite la luce notifiche e stati del dispositivo, puntando su semplicità e immediatezza piuttosto che sulla ricchezza di informazioni.

Le due filosofie restano quindi molto distanti: da un lato la versatilità del display posteriore di Xiaomi, dall’altro l’essenzialità luminosa di HiLight. Xiaomi 17 Pro non è mai arrivato sui mercati internazionali, restando un’esclusiva cinese: resta quindi da vedere se Xiaomi 18 Pro romperà questa tradizione, portando finalmente il display posteriore anche in Europa.

#android #pixel #xiaomi18 #pixel11 #xiaomi18pro

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Pixel 11 Pro, allarme surriscaldamento: alcuni utenti bloccati in un loop di riavvii

Alcuni acquirenti del Pixel 11 Pro, l’ultimo top di gamma di [Google](https://androidiani.net/category/goog

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Alcuni acquirenti del Pixel 11 Pro, l’ultimo top di gamma di Google, segnalano un problema serio: all’accensione compare un messaggio che avvisa di uno spegnimento per surriscaldamento, seguito da un ciclo continuo di riavvii che rende di fatto il telefono inutilizzabile.

Spegnimento per “calore” anche a telefono freddoLe segnalazioni, raccolte principalmente su Reddit, descrivono uno scenario simile: il Pixel 11 Pro funziona normalmente per alcuni giorni, poi improvvisamente, pochi secondi dopo l’accensione, mostra un avviso di spegnimento per surriscaldamento e si spegne da solo. Il dettaglio più sorprendente è che il dispositivo risulta freddo al tatto, il che fa pensare più a un errore di rilevamento del sensore di temperatura che a un vero surriscaldamento fisico.

Diversi utenti hanno provato ad avviare il telefono in modalità provvisoria o a entrare in modalità di recupero, senza però riuscirci: lo spegnimento avviene troppo rapidamente per completare qualsiasi operazione, lasciando il dispositivo in una condizione di blocco totale.

Non un caso isolatoIl problema non riguarda un singolo utente: nella stessa discussione e in community collegate sono emerse altre testimonianze con sintomi identici. Un utente ha raccontato di aver usato il telefono senza problemi per sette giorni prima che iniziasse il loop di spegnimenti, mentre in un altro caso il difetto si sarebbe manifestato poche ore dopo la configurazione iniziale, impedendo perfino di completare un backup dei dati.

Sintomo: spegnimento improvviso per “surriscaldamento” con telefono freddo

Impossibile completare reset di fabbrica o aggiornamenti richiesti dal supporto Google

Diagnosi in assistenza: necessaria sostituzione della scheda madre

Il supporto Google chiede procedure impossibili da eseguireChi ha contattato l’assistenza Google si è sentito chiedere di eseguire un aggiornamento software o un ripristino ai dati di fabbrica, operazioni impossibili da completare perché il telefono si spegne prima ancora che la schermata si carichi. Alcuni utenti hanno dovuto documentare il problema con un video prima di poter accedere alla riparazione fisica, dove è stata diagnosticata la necessità di sostituire la scheda madre. La scarsità di ricambi per un modello appena lanciato ha inoltre allungato i tempi di attesa, spingendo alcuni utenti a preferire la restituzione del dispositivo.

Uno spegnimento immediato per surriscaldamento, in assenza di calore reale, suggerisce un guasto del sensore di temperatura o un difetto nei circuiti della scheda madre, più che un normale meccanismo di protezione termica. Chi ha appena acquistato un Pixel 11 Pro e nota comportamenti anomali fin dai primi giorni farebbe bene a contattare tempestivamente il rivenditore per valutare una sostituzione.

#android #pixel #bug

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Sondaggio Pixel: gli utenti preferiscono gli aggiornamenti a lungo termine piuttosto che l’IA più recente

Google ha fatto degli aggiornamenti a lungo termine uno dei pilastri della gamma [Pixel](https://androidia

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Google ha fatto degli aggiornamenti a lungo termine uno dei pilastri della gamma Pixel, garantendo fino a sette anni di supporto software e sicurezza a partire dalla serie Pixel 8. Allo stesso tempo, negli ultimi mesi diverse funzioni IA sono state riservate ai modelli più recenti. Un sondaggio di Android Authority suggerisce però che gli utenti diano priorità a un aspetto ben diverso rispetto all’intelligenza artificiale più aggiornata.

Solo il 6% mette l’IA al primo postoIl sondaggio, condotto su oltre 3.000 lettori, chiedeva quale fosse l’aspetto più importante per uno smartphone Pixel. Il risultato più netto riguarda il supporto software a lungo termine, indicato dal 63,8% degli intervistati come priorità assoluta. Al contrario, soltanto il 6% ha scelto come elemento principale la possibilità di accedere per prima alle funzioni IA più recenti.

Le funzioni basate su Gemini e sull’intelligenza artificiale sono da tempo uno dei principali argomenti di marketing per i Pixel, ma Google non le rende sempre disponibili anche sui modelli precedenti. Alla luce dei risultati del sondaggio, questa strategia orientata sull’IA non sembra essere ciò che il pubblico Pixel apprezza maggiormente.

Non tutti scelgono in modo netto tra le due opzioniVa detto che una parte consistente degli utenti non ha scelto in modo esclusivo: il 22,7% ha indicato che sia il supporto a lungo termine sia le funzioni IA più recenti sono ugualmente importanti. Questo significa che l’intelligenza artificiale non viene rifiutata in blocco, ma che quando si tratta di stabilire una priorità netta, la stragrande maggioranza degli utenti – oltre 6 su 10 – sceglie comunque gli aggiornamenti duraturi.

63,8% – supporto software a lungo termine come priorità principale

22,7% – considera ugualmente importanti supporto a lungo termine e IA più recente

7,5% – priorità diverse, come hardware, batteria o fotocamera

6% – accesso anticipato alle funzioni IA più recenti come priorità assoluta

Cosa cercano davvero gli utenti PixelIl restante 7,5% degli intervistati ha indicato priorità diverse, legate probabilmente ad aspetti hardware come autonomia della batteria, prestazioni del chip Tensor o qualità della fotocamera, più che al software. Nel complesso, i dati suggeriscono che per la base di utenti Pixel il vero valore del prodotto non sta necessariamente nell’essere sempre all’avanguardia sull’intelligenza artificiale, ma nella certezza di poter usare il proprio smartphone a lungo, con aggiornamenti costanti.

Con la promessa di sette anni di aggiornamenti ormai centrale nella strategia Pixel, la vera sfida per Google potrebbe non essere solo garantire le patch di sicurezza, ma decidere quante delle nuove funzioni IA introdotte sui modelli più recenti verranno estese anche ai Pixel più datati, per non deludere proprio quella maggioranza di utenti che considera la longevità del prodotto il valore più importante.

#ai #android #pixel

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Google risolve la frammentazione di Android, ma Gemini Nano apre un nuovo divario nell’AI

Per anni la frammentazione è stata una delle piaghe storiche di Android: tempi di aggiornamento diversi da produttore a produttore, versioni del siste

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Per anni la frammentazione è stata una delle piaghe storiche di Android: tempi di aggiornamento diversi da produttore a produttore, versioni del sistema operativo che convivono sullo stesso mercato, funzioni disponibili solo su alcuni modelli. Google ha lavorato a lungo per ridurre questo problema con iniziative come Project Treble e Project Mainline, ottenendo risultati concreti. Ma proprio mentre la frammentazione “classica” si riduce, secondo un’analisi di Android Police ne starebbe emergendo una nuova, questa volta legata all’intelligenza artificiale on-device e a Gemini Nano.

Stesso chip, versioni diverse di Gemini NanoGemini Nano, il modello AI che gira direttamente sul dispositivo, ha debuttato con Pixel 8 ed è arrivato oggi alla versione v3 e v4 sui modelli più recenti. Il problema è che smartphone con lo stesso hardware non hanno necessariamente la stessa versione del modello. Un esempio citato riguarda Samsung: il Galaxy S26 usa Gemini Nano v3, mentre Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Flip 8, che montano lo stesso Snapdragon 8 Elite Gen 5, sono già passati alla v4. Una differenza che la sola potenza del chip non riesce a spiegare.

A complicare ulteriormente il quadro, la documentazione di ML Kit GenAI di Google indica che i Pixel 9 sono ora considerati compatibili con Nano v3, mentre in precedenza risultavano fermi alla v2: significa che l’aggiornamento del modello AI non è legato al lancio del dispositivo, ma può arrivare (o non arrivare) in un secondo momento, senza criteri sempre chiari per l’utente finale.

Non solo numeri di versione: cambiano anche le funzioniLe differenze non riguardano soltanto etichette di versione, ma incidono direttamente sulle funzioni AI disponibili all’interno dell’ecosistema Gemini Intelligence. Task Automation, ad esempio, permette di far eseguire all’AI sequenze di operazioni che coinvolgono più app contemporaneamente. Rambler, la funzione che estrae automaticamente i passaggi salienti da un audio, è invece per ora esclusiva di Pixel 11.

Il risultato è che comprare oggi uno smartphone Android con il chip più potente del momento non garantisce automaticamente l’accesso a tutte le funzioni AI più avanzate targate Google.

Un nuovo criterio di scelta per chi compra AndroidFino a poco tempo fa, il numero di anni di aggiornamenti software garantiti era il parametro chiave per valutare la longevità di uno smartphone Android. Con l’arrivo dell’AI generativa, questo criterio da solo non basta più: bisognerà iniziare a chiedersi anche fino a quale versione di Gemini Nano un device potrà arrivare e quali funzioni intelligenti riceverà davvero, indipendentemente dalla potenza bruta del processore montato.

Google ha impiegato anni per mettere ordine nella frammentazione “storica” di Android. Con Gemini Nano, però, rischia di aprirne una nuova, meno visibile ma altrettanto concreta: quella dell’intelligenza artificiale a due velocità.

#ai #google #android #gemini #pixel #galaxy #samsung

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Galaxy S27: Samsung pronta al rinnovo del display dopo 3 anni con i pannelli M16 OLED

Samsung potrebbe riservare alla gamma Galaxy [S27](https://a

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Samsung potrebbe riservare alla gamma Galaxy S27, attesa nel 2027, il più importante aggiornamento dei display degli ultimi anni. Secondo il sito coreano ETNews, Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra monteranno i nuovi pannelli OLED M16 di Samsung Display, un salto generazionale che per i top di gamma Galaxy non avveniva da tre anni.

M16 OLED anche con privacy integrataOltre al nuovo materiale OLED, Galaxy S27 Pro e Ultra dovrebbero introdurre la tecnologia COE (Color Filter on Encapsulation) e una funzione di privacy integrata direttamente nel display, capace di ridurre elettronicamente la visibilità dello schermo a chi guarda di lato. Rispetto alla generazione precedente, l’M16 promette miglioramenti su luminosità di picco, efficienza energetica, resa cromatica e durata nel tempo.

Un dettaglio curioso riguarda la strategia di Samsung Display, che secondo i report avrebbe già fornito pannelli M16 ad altri produttori prima di destinarli alla propria gamma Galaxy: la stessa tecnologia sarebbe infatti in arrivo anche su iPhone 18 Pro e su Pixel 11, lasciando i Galaxy di fascia alta a inseguire per una volta la concorrenza sul fronte display.

Galaxy S27 e S27+ passano a M14L’aggiornamento dei pannelli non riguarderà solo i modelli di punta. Anche i modelli standard Galaxy S27 e Galaxy S27+ dovrebbero abbandonare l’attuale M13 per passare all’M14 OLED, la stessa generazione già vista su Galaxy S26 Ultra. Una differenziazione che resterebbe comunque netta rispetto ai modelli Pro e Ultra, unici ad avere accesso a M16, COE e funzione privacy.

Galaxy S27: display da 6,27 pollici

Galaxy S27+: display da 6,66 pollici

Galaxy S27 Pro: display da 6,47 pollici

Galaxy S27 Ultra: display da 6,89 pollici

L’aggiornamento potrebbe estendersi anche ai pieghevoliGalaxy S27 dovrebbe debuttare nel primo trimestre 2027, ma secondo alcune indiscrezioni la stessa tecnologia M16 OLED potrebbe arrivare, nella seconda metà dell’anno, anche su Galaxy Z Flip 9, Galaxy Z Fold 9 e Galaxy Z Fold 9 Ultra. Se le informazioni verranno confermate, il rinnovo dei materiali OLED partirebbe dalla serie S per poi estendersi a tutta la gamma Galaxy, coprendo sia i top di gamma tradizionali sia i pieghevoli di prossima generazione.

#android #leak #pixel #galaxy #samsung

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Un vecchio Pixel 7 diventa un mini computer per l’IA offline: il 3B gira in locale senza cloud

Anche uno smartphone di quattro anni fa può ritagliarsi un ruolo nell’era dell’intelligenza artificiale, a patto di reinventarne l’uso. Un utente ha t

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Anche uno smartphone di quattro anni fa può ritagliarsi un ruolo nell’era dell’intelligenza artificiale, a patto di reinventarne l’uso. Un utente ha trasformato un Google Pixel 7 in un piccolo computer portatile capace di eseguire un modello di IA da 3 miliardi di parametri interamente in locale, senza bisogno di connessione a internet né di appoggiarsi a servizi cloud.

Un cyberdeck fai da te costruito attorno al Pixel 7Il progetto, ribattezzato “cyberdeck” dal suo creatore, consiste in una scocca personalizzata stampata in 3D che racchiude il Pixel 7 trasformandolo in un dispositivo dall’aspetto di un piccolo computer portatile. Per progettare la struttura è stato utilizzato Claude Code, lo strumento a riga di comando basato su intelligenza artificiale, mentre nella parte inferiore del case trova posto una batteria esterna che estende l’autonomia rispetto al solo smartphone.

Sullo schermo del dispositivo viene mostrato un terminale in stile Linux, dal quale è possibile richiamare direttamente gli strumenti da riga di comando di Claude Code, rendendo l’esperienza d’uso molto simile a quella di un vero e proprio computer portatile compatto.

Qwen2.5 da 3 miliardi di parametri, tutto sul dispositivoIl modello scelto per l’esperimento è Qwen2.5-abliterate:3b, una versione da 3 miliardi di parametri privata dei filtri di sicurezza originali. Il punto centrale del progetto è che l’intero processo di inferenza avviene sul dispositivo: nessun dato viene inviato a server esterni e il modello può essere utilizzato anche in totale assenza di connettività, una caratteristica che lo rende interessante per chi vuole sperimentare con l’IA locale mantenendo il pieno controllo sulla privacy dei propri dati.

I limiti dell’hardware: circa 5 token al secondoVa detto che le prestazioni non sono all’altezza di un modello recente: il Tensor G2 e gli 8 GB di RAM del Pixel 7 permettono di generare testo a una velocità di circa 5 token al secondo, un ritmo tutt’altro che elevato che si traduce in tempi di attesa piuttosto lunghi quando si richiedono risposte più articolate. Un limite prevedibile, considerando che si tratta di un chip pensato principalmente per la fotografia computazionale e non per carichi di lavoro di questo tipo.

Dispositivo: Google Pixel 7 con chip Tensor G2 e 8 GB di RAM

Modello IA: Qwen2.5-abliterate:3b, 3 miliardi di parametri

Velocità di generazione: circa 5 token al secondo

Elaborazione interamente offline, senza invio di dati al cloud

Case stampato in 3D progettato con l’aiuto di Claude Code

Una seconda vita per gli smartphone Android più datatiAl di là della velocità limitata, l’esperimento dimostra che uno smartphone Android di alcuni anni fa può ancora avere un impiego pratico: quello di terminale dedicato per l’IA locale. Poter eseguire un modello linguistico senza connessione e senza condividere dati con servizi esterni è un vantaggio non da poco per chi ha a cuore la privacy, e apre la strada a un possibile riutilizzo dei tanti Pixel e telefoni Android che finiscono dimenticati in un cassetto. Con modelli sempre più leggeri e ottimizzati, iniziative come questa potrebbero diventare sempre più comuni tra gli appassionati.

#ai #android #pixel

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Pixel, il vero problema non è la ricezione ma il consumo della batteria: lo dice un sondaggio

I Google Pixel sono da tempo associati a problemi di connettività, tra campo debole e velocità dei dati mob

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I Google Pixel sono da tempo associati a problemi di connettività, tra campo debole e velocità dei dati mobili altalenante. Un recente sondaggio condotto da Android Authority su oltre 3.100 utenti ribalta però questa percezione: il problema più segnalato non riguarda la qualità della connessione in sé, ma il consumo della batteria legato all’uso della rete mobile.

Il consumo della batteria batte tutti gli altri problemiSecondo i dati raccolti, il 21,5% degli utenti intervistati dichiara di non aver mai riscontrato problemi di connettività sui propri Pixel. Tra il restante 78,5%, però, la lamentela più diffusa è proprio il consumo eccessivo di batteria, indicato dal 38% circa dei rispondenti. Al secondo posto si piazza il campo debole, segnalato dal 31,1%, mentre solo il 9,5% lamenta una velocità dei dati mobili insoddisfacente.

Il sondaggio ha coinvolto un campione ampio ma non ha distinto tra i vari modelli della gamma Pixel né ha approfondito ulteriormente le cause, per cui non è possibile stabilire con certezza se il problema sia concentrato su specifici dispositivi o se riguardi l’intera line-up in modo trasversale.

Google corre ai ripari con il modem MediaTek su Pixel 11Non è la prima volta che la serie Pixel si trova ad affrontare critiche sul fronte della connettività: il Pixel 6 fu criticato per problemi di campo, mentre il Pixel 10 ha mostrato alcune difficoltà con Wi-Fi e Bluetooth. Proprio per questo motivo, con la serie Pixel 11 Google ha deciso di cambiare fornitore del modem, passando a un componente MediaTek al posto della soluzione Samsung utilizzata in precedenza.

I primi test pubblicati da Android Authority indicano miglioramenti nella ricezione in ambienti chiusi e nella velocità di download in 5G rispetto al Pixel 10, oltre a un consumo di batteria leggermente inferiore. Restano invece ancora indietro le prestazioni in upload e la ricezione negli ambienti esterni, dove il modem Samsung del Pixel 10 risulta ancora superiore.

Un tema da tenere d’occhio per i prossimi PixelIl cambio di modem sul Pixel 11 sembra quindi un passo nella giusta direzione, ma il sondaggio suggerisce che per Google la vera sfida futura non sarà solo migliorare la qualità del segnale, quanto piuttosto ridurre l’impatto della connettività mobile sull’autonomia complessiva del dispositivo, un aspetto che finora sembra aver pesato più di ogni altro sull’esperienza degli utenti Pixel.

#android #pixel #bug #pixel11

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Torna la notifica “Che canzone è?” su Pixel: Google fa dietrofront dopo mesi

Google sta riportando le notifiche della funzione di riconoscimento musicale “Che canzone è?” sugli smartp

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Google sta riportando le notifiche della funzione di riconoscimento musicale “Che canzone è?” sugli smartphone Pixel, a distanza di circa sei mesi dalla loro rimozione. Diversi utenti segnalano di poter nuovamente vedere titolo e artista del brano riconosciuto direttamente dalla tendina delle notifiche, senza dover aprire un’app dedicata.

Cosa cambia per gli utenti PixelLa funzione “Che canzone è?” riconosce automaticamente la musica di sottofondo e ne mostra i dettagli sulla schermata di blocco. È una delle chicche più apprezzate dell’ecosistema Pixel proprio perché elimina la necessità di aprire un’app di riconoscimento musicale. Con il ritorno della notifica, gli utenti possono ora vedere titolo e artista del brano riconosciuto e, aprendo la notifica, accedere rapidamente ai brani preferiti o alla cronologia dei riconoscimenti, senza sbloccare il telefono o passare dalle impostazioni rapide.

Una funzione rimossa a marzo e ora recuperataA marzo, con un Pixel Drop, Google aveva trasformato “Che canzone è?” in un’app indipendente, eliminando la notifica classica e sostituendola con un tile nelle impostazioni rapide: al riconoscimento di un brano il telefono vibrava e il nome della canzone compariva solo sul tile stesso.

Ad agosto, però, alcuni riferimenti interni al codice di Android System Intelligence avevano fatto emergere un’opzione per riattivare le notifiche di riconoscimento musicale, lasciando presagire un possibile ripensamento da parte di Google. Le segnalazioni di questi giorni confermano che il rollout è realmente iniziato.

Per ora disponibile solo su alcuni PixelAl momento la funzione non risulta ancora attiva per tutti gli utenti Pixel. Per vederla comparire è necessario aggiornare sia l’app “Che canzone è?” sia Android System Intelligence alle versioni più recenti e verificare che le notifiche di quest’ultima siano attive. Anche la pagina di supporto Google conferma che la notifica può comparire sia a schermo bloccato sia sbloccato, il che suggerisce si tratti di un ritorno definitivo e non di un semplice test temporaneo. È probabile che nelle prossime settimane la funzione venga estesa gradualmente a un numero crescente di dispositivi Pixel.

#google #android #pixel

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