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Dopo il caso , una domanda è inevitabile: quanto sono davvero sicuri i domini nazionali.it e quelli .uno .social?

Nessun TLD è immune al 100%. La sicurezza di un dominio non dipende solo dalla tecnologia, ma anche da chi ne controlla l’infrastruttura e dalla giurisdizione a cui è soggetta.

Qui trovate un’analisi tecnica dei rischi dei principali TLD di @uriel@x.keinpfusch.net:

https://keinpfusch.net/sul-discorso-degli-autistici-inventati

La discussione è stata rilanciata anche nel gruppo Sicurezza: @sicurezza@diggita.com

#autisticiinventati #autistici

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!sicurezza@diggita.com @sicurezza@diggita.com

Vorrei precisare una cosa sola.

La mia "disamina" si occupa solo dell'aspetto, diciamo, tecnologico. Diciamo dai layer 0 a 7. In pratica, la domanda e' se gli USA hanno in mano - o meno - un pulsante rosso capace di spegnere , che so io, mastodon.uno, o mastodon.it, senza distruggere il tld .uno e il tld .it. Quello possono "quasi" farlo perche' possiedono molti root dns.

Paese dell’operatore Root server
Stati Uniti A, B, C, D, E, F, G, H, J, L
Svezia I
Paesi Bassi K
Giappone M

Cosi', il problema e', se gli USA possano cancellare mastodon.uno senza annientare l'intero tld .uno.
No, non possono, perche' e' gestito da un'azienda delle Cayman. Ma potrebbero essere disposti ad annientare l'intero tld .uno. In quel caso, potrebbero.

Se pero' andiamo sopra il layer 7 e procediamo ai layer 8,9,10, la situazione potrebbe cambiare.

Il layer 8: possono alzare il telefono, chiamare la Meloni, e lei obbedirebbe scodinzolando? Probabile. O forse no. Giudicate voi.

Layer 9: organizational. Se minacciano l'azienda delle cayman che fa molto business in USA, cosa fa l'azienda? Cosa decide? Boh.

Layer 10: se si appellano a decisioni legali o altre cause vinte dal governo, o accusano la UE di coprire terroristi, cosa fa la ue? Qual'e' la politica?

Queste cose pero' sono piuttosto difficili da prevedere.

Il problema, sollevato e poi sostanzialmente dimenticato ai tempi di AlterNIC, è che non si è mai arrivati a una vera liberalizzazione dell’infrastruttura DNS. Si è aperto il mercato dei registrar, ma la root zone e il riconoscimento dei nuovi TLD sono rimasti subordinati a un sistema centralizzato di autorizzazioni e accreditamenti.

Tecnicamente chiunque può gestire un root server alternativo o creare un proprio registro di domini; ciò che non può fare, senza un’investitura ufficiale, è ottenere il riconoscimento universale necessario affinché quei domini siano risolti dal DNS pubblico. Se fosse stato possibile creare un NIC o un registry realmente concorrente senza dover prima ricevere l’approvazione dell’autorità centrale, probabilmente l’evoluzione del sistema sarebbe stata molto diversa.

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