Guarda! Un data-center che vola!Segnalo un editoriale su IEEE Spectrum (rivista dell'Institute of Electrical and Electronics Engineers) che spiega perché l'idea dei data center nello spazio sia, almeno per il momento, più fantascienza che realtà.
Si sente spesso dire che lo spazio è "freddo". In realtà, sì e no: lo spazio è freddo, ma non raffredda bene. Nel vuoto la temperatura è un concetto molto diverso da quello a cui siamo abituati sulla Terra. Non esiste un'aria o un'altra sostanza che circonda gli oggetti e trasporta calore. Gli scambi termici tra corpi distanti avvengono esclusivamente per irraggiamento. La domanda fondamentale diventa quindi: quanta radiazione riceve l'oggetto (dal Sole e da altre sorgenti) e quanta ne emette?
Questo cambia tutto. L'idea che nello spazio non ci sia bisogno di raffreddare i computer è quasi il contrario della realtà: nello spazio raffreddare efficacemente i chip può diventare assai più difficile
L'articolo cita il caso di un chip Nvidia H100 portato nello spazio: una GPU da centinaia di watt, che richiede radiatori non banali già da sola. E se si passa da un singolo chip a un rack, o addirittura a un data center, il problema non scala magicamente. Scalano anche i radiatori.
In altre parole: non basta mandare i computer in orbita. Bisogna mandare in orbita anche il modo di buttare via il calore.
Tutto questo, naturalmente, prima ancora di parlare dei problemi di trasporto, manutenzione, affidabilità, sostituzione dell'hardware e detriti spaziali.