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🇺🇸 Un quarantenne in Texas scorre Instagram e si ferma su "Emily Hart": bionda, divisa da infermiera, bio patriottica, storie iper-conservatrici, slogan perfetti per dargli ragione.
👉 https://www.youtube.com/watch?v=BiZDHxBUOjc

Cuoricini e DM, poi piccoli pagamenti su Fanvue per foto piccanti.

Sembra una storia di solitudine online, ma il colpo di scena è tecnico e culturale: Emily Hart non è mai esistita, ogni pixel è generato da un'AI.

Dietro c'è "Sam", un 22enne nel nord dell'India, che ha raccontato a Wired di aver ottimizzato il profilo come un prodotto. Ha chiesto a Gemini quale nicchia rendesse di più, e il chatbot gli ha indicato il pubblico conservatore USA, più fedele e con più capacità di spesa. Da lì ha costruito il personaggio e ha cominciato a monetizzare con contenuti sintetici.

La frode è evidente, ma la lezione è più ampia: non si compra una persona, si compra un pacchetto di segni, fatto di identità, appartenenza, conferma. Quando l'influencer dice esattamente ciò che pensate e non cambia mai idea, la domanda non è solo se sia un deepfake ma se ci sia un convincimento reale o sia solo un modello di business.

Ne parlo oggi, nel nuovo episodio di Ciao Internet

#ai #intelligenzaartificiale #socialmedia #deepfake #techpolicy

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