Vai al contenuto principale

#estorsione

Il laptop di “Umbreon”: dentro ShinyHunters tra l’hack all’FBI e i piani di due omicidi

Si parla di:

Toggle

Un laptop sequestrato ad Amsterdam, sei giorni prima che il mondo scoprisse che l’ stesso era stato violato. Dentro, oltre a

Altro...

Si parla di:

Toggle

Un laptop sequestrato ad Amsterdam, sei giorni prima che il mondo scoprisse che l’ stesso era stato violato. Dentro, oltre alle tracce digitali di uno dei presunti leader di , gli investigatori olandesi hanno trovato qualcosa che va ben oltre l’ informatica: i dettagli di due omicidi da commettere all’estero. La vicenda, resa pubblica il 29 settembre da FBI e polizia olandese, segna uno dei momenti più surreali nella storia recente del organizzato e arriva accompagnata da un messaggio diretto del Bureau al resto del collettivo: “Sapete come trovarci, e noi sappiamo come trovare voi”.

L’arresto prima dell’hackIl 15 settembre la polizia nazionale olandese ha arrestato Pepijn van der Stap, 24 anni, residente ad Amsterdam, con l’accusa di far parte di ShinyHunters e di aver tentato di istigare la commissione di due omicidi. Non è un nome nuovo per le forze dell’ordine: nel 2023 era già stato condannato con lo pseudonimo “Umbreon” per estorsioni e furti di dati. Il tribunale distrettuale di Rotterdam ne ha disposto la detenzione in isolamento per almeno altri 90 giorni, segno che gli inquirenti ritengono il rischio di inquinamento delle prove o di coordinamento con complici tutt’altro che teorico.

Il dettaglio che rende la vicenda ancora più inquietante è la tempistica: l’arresto è avvenuto sette giorni prima che ShinyHunters rivendicasse pubblicamente, il 22 settembre, la violazione dei sistemi dell’FBI. Gli inquirenti, analizzando il materiale sequestrato, hanno scoperto che il sospetto aveva raccolto “una grande quantità di informazioni”, inclusi i piani per due omicidi da eseguire fuori dai confini olandesi. Le autorità non hanno chiarito se i target fossero legati alle attività del gruppo o a dinamiche personali, ma il dato basta da solo a spostare la narrazione di ShinyHunters da “collettivo di estorsori digitali” a qualcosa di più vicino al crimine organizzato con propaggini nel mondo fisico.

La violazione dell’FBI: una questione di ego più che di soldiPochi giorni dopo l’arresto del presunto leader, il resto del collettivo ha rivendicato di aver sottratto tra i 2 e i 3 terabyte di dati dal portale FBIJobs.gov, sfruttando una vulnerabilità zero-day in . Tra i dati sottratti figurerebbero informazioni relative al personale del Bureau, inclusi dettagli sui membri della Remote Operations Unit, alcuni assegnati a indagini su Cina e : un’esposizione potenzialmente molto sensibile sul piano della operativa degli agenti coinvolti.

Ciò che distingue questo episodio dal consueto modus operandi del gruppo è la motivazione dichiarata. Interpellato da BleepingComputer, ShinyHunters ha affermato che l’attacco ai sistemi federali “non è mai stato a scopo di estorsione finanziaria né di pubblicazione dei dati”, ma una risposta diretta a un avviso dell’FBI che metteva in dubbio la veridicità delle loro precedenti rivendicazioni. In altre parole: un atto dimostrativo, una prova di capacità contro l’istituzione che li sta cacciando, più che un’operazione lucrativa. È un cambio di registro significativo per un gruppo che, secondo le stime dell’FBI, ha colpito oltre 140 organizzazioni incassando circa 70 milioni di dollari in pagamenti di riscatto nell’ultimo anno.

“Vi conviene presentarvi voi per primi”Il 29 settembre il direttore assistente della Cyber Division dell’FBI, Brett Leatherman, ha diffuso un messaggio insolitamente diretto rivolto ai membri ancora in libertà del collettivo: “Sapete come trovarci, e noi sappiamo come trovare voi. Vi suggerisco di farvi avanti voi per primi, finché la scelta è ancora vostra.” Un invito alla resa che il gruppo, per ora, ha respinto pubblicamente mantenendo un atteggiamento di sfida nei confronti del Bureau, secondo quanto riportato da SecurityWeek.

Chi sono davvero ShinyHuntersAttivo dal 2019, ShinyHunters si è costruito una reputazione come uno dei gruppi più prolifici nel furto e nella rivendita di dati su larga scala: dai 270 milioni di record di Wattpad ai 91 milioni di Tokopedia, fino ai 560 milioni di Ticketmaster e ai 30 milioni di clienti di Santander. Nel 2025 e nel 2026 il gruppo ha allargato il raggio d’azione colpendo anche atenei di primo piano come Penn, Harvard e Princeton, oltre a una lunga serie di aziende che si affidano a piattaforme SaaS come Salesforce e Snowflake, spesso compromesse tramite furto di token OAuth o configurazioni cloud errate piuttosto che exploit tecnici sofisticati.

Il collettivo non ha mai operato in modo isolato: la sua composizione si sovrappone parzialmente ad altri gruppi legati al network criminale noto come “The Com”, inclusi Scattered Spider e Lapsus$. L’etichetta “Scattered Lapsus$ Hunters”, comparsa più volte nelle rivendicazioni pubbliche degli ultimi mesi, riflette proprio questa convergenza di membri tra i tre collettivi, tutti caratterizzati da un profilo demografico simile, giovani, spesso minorenni al momento dei primi reati, di lingua inglese, e da una propensione a cercare visibilità mediatica quasi quanto il guadagno economico.

Gli arresti, del resto, non sono una novità per il gruppo. Il francese Sébastien Raoult fu catturato in Marocco nel maggio 2022 ed estradato negli Stati Uniti, dove nel gennaio 2024 ha ricevuto una condanna a tre anni di reclusione. Nel giugno 2025 un diciannovenne del Massachusetts, Matthew D. Lane, si è dichiarato colpevole per l’attacco a PowerSchool, mentre sempre nel giugno 2025 le autorità francesi hanno arrestato quattro presunti membri. Nessuno di questi colpi, però, ha mai fermato stabilmente l’operatività del collettivo: la leadership si riforma, i canali Telegram cambiano nome, e le campagne di estorsione riprendono nel giro di settimane.

Due righe per i difensoriAl di là dell’elemento di cronaca nera, la vicenda offre due indicazioni operative concrete. La prima è che ShinyHunters resta un consumatore vorace di vulnerabilità in applicazioni enterprise esposte, Oracle PeopleSoft in questo caso, dopo campagne precedenti contro Oracle E-Business Suite, un pattern che le organizzazioni con installazioni Oracle legacy dovrebbero monitorare con priorità alta, specie su portali HR e gestione del personale raggiungibili da Internet. La seconda è che l’escalation verso la minaccia di violenza fisica, per quanto riconducibile a un singolo individuo e non necessariamente a una policy del gruppo, segnala un livello di rischio che i team di sicurezza aziendale e le funzioni di protezione esecutiva non possono più permettersi di ignorare quando valutano l’esposizione a questi collettivi: non si tratta più soltanto di dati e riscatti, ma potenzialmente di sicurezza personale di dipendenti e dirigenti coinvolti nelle indagini o nella risposta agli incidenti.

Per chi gestisce ambienti Oracle PeopleSoft o E-Business Suite esposti, la raccomandazione resta quella consueta ma oggi più urgente: applicare tempestivamente le patch critiche Oracle, segmentare l’accesso ai portali HR da Internet, monitorare i log di autenticazione per anomalie e verificare la presenza di eventuali SSO o integrazioni SaaS (Salesforce, Snowflake e simili) con permessi più ampi del necessario, dato che restano il vettore preferito del gruppo per il furto di dati su vasta scala.

#infosec #cybercrime #fbi #databreach #scatteredspider #estorsione #shinyhunters #oracle #paesibassi #peoplesoft

0

Caricamento...

0
3

Caricamento...

UNC6671 non è mai morta: dietro Redact, Pink, Helix e Falcon c’è sempre BlackFile

Si parla di:

Toggle

BlackFile si è “ritirata” a maggio. Poi è rinata come Redact, Pink, Helix e Falcon, quattro marchi di apparentemente

Altro...

Si parla di:

Toggle

BlackFile si è “ritirata” a maggio. Poi è rinata come Redact, Pink, Helix e Falcon, quattro marchi di apparentemente distinti ma tenuti insieme dalla stessa infrastruttura, dagli stessi template di phishing e dagli stessi operatori. Threat Intelligence Group () ha appena pubblicato un aggiornamento che ricostruisce, dominio per dominio, come il gruppo che traccia come UNC6671 abbia trasformato il rebranding in una tecnica di offuscamento operativo, colpendo private equity, hedge fund e big del real estate con mirato e phishing .

Un “fallimento” che non è mai avvenutoIl 27 giugno 2026 gli operatori di Redact hanno pubblicato sul proprio data leak site (DLS) un lungo post per spiegare la fine di BlackFile. Versione ufficiale: un affiliato “in fuga” avrebbe dirottato il marchio, gestendo un DLS clone e conducendo estorsioni non autorizzate con identità Tox slegate da quelle originali, orchestrando persino il falso annuncio di chiusura di maggio 2026 per confondere gli analisti di threat e i negoziatori delle assicurazioni cyber. Per prendere le distanze, il gruppo ha introdotto un singolo Tox ID verificato e una chiave PGP per autenticare tutte le comunicazioni future, negando esplicitamente che il rebranding fosse una risposta a pressioni di gruppi rivali.

GTIG non ci crede, o meglio: la telemetria racconta un’altra storia. L’analisi dell’infrastruttura mostra sovrapposizioni sistematiche tra le vittime rivendicate da Redact, Pink, Helix e Falcon, con gli stessi domini root utilizzati in sequenza per colpire organizzazioni poi rivendicate su DLS diversi. La spiegazione più probabile, secondo i ricercatori, è che un nucleo comune di threat actor gestisca più brand di estorsione pubblici in parallelo, per compartimentare le operazioni, nascondere il volume reale delle violazioni e isolare eventuali ripercussioni nelle trattative di riscatto. Restano sul tavolo anche ipotesi alternative — scissione di affiliati, uso condiviso di un ecosistema di phishing-as-a-service, o outsourcing della fase di negoziazione — ma il filo tecnico che lega i marchi è innegabile.

La stessa toolchain, riciclata su domini diversiUNC6671 non è un gruppo di intrusione sofisticato dal punto di vista del malware: il suo vantaggio competitivo è l’ingegneria sociale telefonica. Gli operatori chiamano dipendenti aziendali sui loro numeri di cellulare personali, aggirando i controlli di sicurezza aziendali, spacciandosi per l’help desk IT e comunicando l’urgenza di una “migrazione di sicurezza obbligatoria” — tipicamente l’attivazione di una passkey FIDO2 o l’aggiornamento della configurazione MFA. In alcuni casi recenti gli operatori hanno persino spoofato il numero di telefono legittimo dell’help desk per aumentare la credibilità della chiamata.

La vittima viene indirizzata verso un sottodominio civetta (ad esempio [azienda].createssopasskey[.]com o [azienda].addssopasskey[.]com) che ospita un pannello Adversary-in-the-Middle: le credenziali e i token MFA inseriti vengono intercettati in tempo reale, dando agli attaccanti una sessione autenticata valida. Da lì, script automatizzati esfiltrano dati direttamente dagli ambienti SaaS aziendali, in particolare Microsoft 365 e Okta, senza bisogno di malware persistente sull’endpoint.

GTIG ha ricostruito la catena infrastrutturale che collega i marchi: il dominio passkeyhelpdesk[.]com, ad esempio, è stato usato per colpire un’organizzazione poi rivendicata da Falcon e, contemporaneamente, un’altra rivendicata da Helix. Domini come portalpasskey[.]com e addssopasskey[.]com hanno fatto da ponte intermedio verso l’infrastruttura Helix, mentre cluster come oskeysync[.]com e keysyncos[.]com collegano vittime intermedie ai leak site Helix. Sul fronte Pink, domini come passkeyms[.]com e mysecurepasskey[.]com fungono da bridge verso passkeydeploy[.]com. L’analisi del codice dei pannelli di phishing conferma che template identici, byte per byte, sono stati ospitati simultaneamente su domini diversi, usati per rivendicazioni di brand diversi.

Dal manifatturiero alla finanza: l’evoluzione del targetingLa scelta dei bersagli non è casuale e segue una progressione chiara. Tra aprile e maggio 2026 UNC6671 ha colpito in modo ampio grandi aziende manifatturiere, immobiliari, sanitarie e assicurative, privilegiando la raccolta massiva di credenziali. A giugno il focus si è spostato su tecnologia, trasporti e ospitalità, verticali che custodiscono proprietà intellettuale, codice sorgente o dati sensibili di clienti VIP. A luglio il targeting si è ristretto ulteriormente su finanza e settore legale, con infrastruttura dedicata a fondi di private equity, studi legali e agenzie di rating finanziario: aziende coinvolte in fusioni, acquisizioni, deployment di capitale e contenziosi, dove il valore dei dati riservati massimizza la leva estorsiva.

Tra le vittime attribuite alle attività Falcon, Helix, Pink e Redact figurano nomi di primo piano del mondo finanziario, tra cui Apollo Global Management, Bain Capital, Blackstone, Bridgewater Associates, CME Group, KKR, Moody’s e TPG. Il ritmo operativo è aumentato in parallelo: tra giugno e luglio 2026 GTIG ha osservato un nuovo dominio ogni 1,6 giorni in media (contro un dominio ogni 2,2 giorni nel periodo aprile-maggio), con un picco di sette domini attivati in 72 ore tra il 20 e il 22 luglio. Alla data di pubblicazione del report, 7 degli 8 domini di phishing ancora risolvibili non usavano DNS wildcard, segno che le vittime individuate tramite dati DNS passivi erano bersagli specificamente selezionati.

Evasione e monetizzazioneOltre al vishing, GTIG segnala tecniche di evasione più mature: in diverse intrusioni recenti gli operatori hanno usato account email compromessi per avviare reset password non autorizzati su applicazioni enterprise prive di SSO, cancellando sistematicamente le notifiche di conferma reset, gli alert di sicurezza aziendali e qualsiasi avviso generato da modifiche a MFA o impostazioni di sicurezza dell’account, per evitare che l’utente o i sistemi di detection si accorgano della compromissione.

Sul fronte finanziario, l’analisi blockchain condotta da GTIG (con l’assistenza del ricercatore ZachXBT) su 18 wallet Bitcoin collegati a BlackFile, monitorati tra il 7 gennaio e il 12 maggio 2026, ha registrato un totale di 141,65 BTC ricevuti, circa 10,69 milioni di dollari al cambio dell’epoca. Significativamente, i pagamenti di riscatto sono proseguiti anche dopo il presunto annuncio di chiusura del DLS BlackFile dell’11 maggio 2026, con eventi di cash-out rilevanti tra fine aprile e inizio maggio che confermano la continuità operativa durante la fase di rebranding. Le richieste di riscatto iniziali variano da 1 a oltre 3 milioni di dollari, ma gli operatori concedono riduzioni del 50-75% in fase di negoziazione: in oltre il 53% dei casi tracciati, il pagamento finale si è attestato in media sui 750.000 dollari (circa 10,2 BTC).

Come difendersiIl denominatore comune di tutte le intrusioni UNC6671 è l’identità: vishing, intercettazione di sessione AiTM ed esfiltrazione SaaS programmatica. GTIG raccomanda ai difensori un set di controlli mirati:

Autenticazione phishing-resistant obbligatoria: passkey e chiavi di sicurezza FIDO2, Windows Hello for Business, Okta FastPass su tutti gli ambienti SSO e identity provider, per rendere inutilizzabili i proxy AiTM grazie al binding crittografico dell’origine previsto da WebAuthn.

Integrazione di tutte le applicazioni SaaS con un SSO centralizzato (Entra ID, Okta) per evitare configuration drift tra piattaforme.

Sessioni più corte, re-autenticazione giornaliera obbligatoria, timeout di inattività stringenti soprattutto per gli accessi privilegiati, e step-up authentication sulle risorse sensibili.

Restrizione dell’autenticazione a fonti di rete fidate (VPN aziendale, SASE) e richiesta di dispositivi gestiti (MDM/EDR) per l’accesso.

Alert su Google Workspace Password Alert e su Microsoft Defender SmartScreen/Credential Protection per bloccare l’inserimento di credenziali su domini non verificati.

Monitoraggio dei log IdP per pattern di “abandoned challenge”: eventi di registrazione MFA (system.multifactor.factor.setup) preceduti da fallimenti di autenticazione o push challenge abbandonate.

Audit degli eventi FileAccessed con la stessa criticità dei FileDownloaded quando lo user-agent è una libreria di scripting (python-requests, WindowsPowerShell, Go-http-client) o il volume di accesso supera le soglie di normale navigazione umana.

Alert su autenticazioni SSO da VPN commerciali (Mullvad, Private Layer) o pool di proxy residenziali (AT&T, Comcast, Charter) che divergono dalla baseline geografica abituale del dipendente.

Il caso UNC6671 è un promemoria utile per chi analizza il crimine informatico organizzato: i brand di estorsione sono etichette usa e getta, non entità stabili. Concentrarsi solo sul nome che compare nel DLS rischia di far perdere di vista la vera unità di minaccia — l’infrastruttura, le TTP, gli operatori — che sopravvive intatta a ogni “chiusura” annunciata.

Indicatori di compromissione (IoC)Domini di phishing (selezione recente, luglio-agosto 2026):
passkeyhelpdesk[.]com
addssopasskey[.]com
createssopasskey[.]com
portalpasskey[.]com
passkeydeploy[.]com
oskeysync[.]com
keysyncos[.]com
myssopasskey[.]com
hubpasskey[.]com
passkeymfa[.]com
ssopasskey[.]com

Infrastruttura di rete:
31.7.56.61 - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH)
31.7.56.52 - Panel AiTM Reverse Proxy - AS51852 Private Layer INC (CH)
193.34.212.132 - Phishing Kit Backend Proxy - AS201814 MEVSPACE (PL)
185.178.208.153 - Phishing Reverse Proxy - AS57724 DDOS-GUARD LTD (RU)
23.234.75.84 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS11878 Tzulo, Inc. (US)
195.140.213.114 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK)
195.140.213.115 - Esfiltrazione SaaS automatizzata - AS25369 Hydra Communications (UK)
107.128.45.122 - Proxy residenziale M365/Okta - AS7018 AT&T Enterprises (US)
76.103.148.180 - Proxy residenziale M365/Okta - AS7922 Comcast Cable (US)
38.42.59.171 - Proxy residenziale M365/Okta - AS395354 Starry, Inc. (US)
47.218.103.146 - Proxy residenziale M365/Okta - AS19108 Optimum/Suddenlink (US)

User-Agent osservati:
python-requests/2.28.1
WindowsPowerShell/5.1
Mozilla/5.0 (X11; Ubuntu; Linux x86_64; rv:146.0) Gecko/20100101 Firefox/146.0
0811A9866E.com.okta.android.auth/8.18.0 DeviceSDK/1.0.94 Android/16 Google/Pixel_9_Pro_XL

Fonte: Google Threat Intelligence Group / Mandiant, 6 agosto 2026

#infosec #cybercrime #aitm #usa #vishing #estorsione

0

Caricamento...

0
3

Caricamento...