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Google conferma: durante un test di sicurezza Gemini ha violato i sistemi di tre aziende reali

Google ha confermato un episodio delicato riguardante la sicurezza della sua intelligenza artificiale: dur

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Google ha confermato un episodio delicato riguardante la sicurezza della sua intelligenza artificiale: durante un test di cybersecurity condotto nel maggio 2026, Gemini è riuscita ad accedere ai sistemi informatici di tre aziende realmente esistenti, non simulate. L’IA ha sfruttato una connessione a Internet per tentare, con successo in alcuni casi, di violare le infrastrutture di queste realtà.

Come Gemini ha violato le tre aziendeIl test è stato realizzato insieme a Irregular, azienda specializzata in sicurezza per i modelli di intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da Google, Gemini ha avuto accesso ai sistemi di tre aziende distinte durante l’esperimento. In un caso, l’IA è riuscita a indovinare una password e a entrare direttamente nel sistema; negli altri due, ha invece utilizzato credenziali trovate in repository pubblici online.

Il punto più delicato della vicenda è che non si trattava di ambienti simulati, ma di infrastrutture reali appartenenti ad aziende esistenti. La notizia è emersa solo dopo un’inchiesta del Wall Street Journal, e Google ha ammesso di non aver comunicato pubblicamente l’accaduto prima di essere contattata dalla testata. L’azienda sostiene comunque di aver già informato le tre aziende coinvolte e che nessuna di esse abbia subito danni concreti. È inoltre emerso che, durante il test, era stato inavvertitamente lasciato aperto l’accesso a Internet da parte di Irregular.

Per Google non si tratta di un modello “fuori controllo”Google ha voluto chiarire che l’episodio non rappresenta un caso di deviazione del modello dai propri limiti di sicurezza. Gemini avrebbe agito inizialmente come previsto dal test, per poi interrompere autonomamente le proprie azioni non appena ha stabilito che l’obiettivo non era un ambiente simulato ma un’infrastruttura reale.

Heather Adkins, vicepresidente per l’ingegneria della sicurezza di Google, ha definito l’episodio un esempio importante di quanto sia necessario addestrare i modelli avanzati di intelligenza artificiale a comportarsi in modo responsabile. Google ha inoltre spiegato che notificare alle aziende coinvolte eventuali vulnerabilità scoperte durante i test è una prassi già in uso da parte dei team di sicurezza, applicata anche in questo caso.

Non è un caso isolato tra i big dell’IAGoogle non è l’unica azienda ad aver riscontrato episodi simili. Anche OpenAI e Anthropic hanno segnalato casi in cui i propri modelli, durante test di sicurezza, hanno finito per colpire organizzazioni reali superando i confini dell’ambiente di prova. Con l’aumento delle capacità dei modelli di IA, distinguere con certezza un ambiente simulato da un sistema reale, e prevenire azioni non volute, diventa una sfida sempre più centrale per l’intero settore.

Google ha dichiarato di aver notificato l’accaduto anche alle autorità federali statunitensi, mentre non ha reso pubblico il nome esatto del modello Gemini utilizzato nel test. Trattandosi di una prova condotta nel maggio 2026, è comunque certo che non si tratti dell’ultima generazione di Gemini, arrivata nella seconda metà dell’anno.

#ai #google #android #gemini

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Proactive Assistance, la funzione AI di Pixel 11, potrebbe arrivare anche su Pixel 10

Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i [Pixel 11](https://android

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Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i Pixel 11, potrebbe non restare esclusiva della gamma più recente. Alcuni riferimenti alla funzione sono stati individuati anche su un Pixel 10 Pro XL con installata l’ultima beta di Android 17, lasciando intendere che Google stia valutando di estenderla anche alla generazione precedente.

Gemini che anticipa le esigenze dell’utenteProactive Assistance si basa su Gemini e rappresenta un’evoluzione della funzione Magic Cue già presente sui Pixel 10. L’idea alla base è quella di un assistente che non si limita a rispondere alle domande, ma osserva il contesto della conversazione o dell’attività in corso per suggerire in anticipo informazioni utili.

Un esempio pratico: se durante una conversazione su Google Messaggi un amico chiede l’indirizzo di casa, Gemini può individuare il contesto e proporre direttamente l’indirizzo come suggerimento, senza che l’utente debba cercarlo manualmente.

La scoperta sul Pixel 10 Pro XLLa segnalazione arriva dal canale YouTube In Depth Tech Reviews, che ha installato Android 17 QPR2 Beta 5 su un Pixel 10 Pro XL trovando la voce Proactive Assistance già presente nel menu delle impostazioni. Rispetto ai Pixel 11, dove la funzione compare con un’icona blu nella parte bassa del menu, sul Pixel 10 in beta l’icona è gialla, a forma di lampadina, e posizionata leggermente più in alto; anche il testo descrittivo presenta piccole differenze.

Aprendo la voce di menu, la struttura delle impostazioni risulta quasi identica su entrambe le generazioni: è possibile attivare l’opzione “Use Proactive Assistance” e scegliere l’assistente digitale da utilizzare, un’impostazione presente anche sui Pixel 11.

Altre novità in arrivo con Android 17 QPR2Nuovo tile “Audio Streams” nelle impostazioni rapide

Grafica aggiornata per la sezione Notification Intelligence

Pagina unica che raggruppa le impostazioni di batteria e ricarica, già presente sui Pixel 11

Va precisato che al momento si tratta soltanto di una versione beta: non è detto che Google decida di rendere Proactive Assistance disponibile in modo definitivo sui Pixel 10. Se la funzione dovesse arrivare anche sui modelli meno recenti, il divario tra le due generazioni Pixel si ridurrebbe ulteriormente, un aspetto sicuramente gradito da chi possiede un Pixel 10.

#ai #google #android #gemini #pixel

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One UI 9 su Galaxy S25, Z Fold7 e Z Flip7: ecco quando arriva l’update ad Android 17

Samsung ha reso noto il calendario di rilascio della versione stabile di One UI 9, basata su Android 17,

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Samsung ha reso noto il calendario di rilascio della versione stabile di One UI 9, basata su Android 17, per Galaxy S25, Galaxy Z Fold 7 e Galaxy Z Flip 7. Secondo un comunicato stampa pubblicato per il mercato thailandese, il rilascio in quel Paese inizierà il 28 settembre, ma in alcune regioni come la Corea del Sud l’aggiornamento potrebbe arrivare prima.

Il rollout parte dai Galaxy S26Secondo Samsung, la distribuzione di One UI 9 per i Galaxy S26 è partita il 21 settembre, inizialmente in Corea del Sud e in fase di espansione verso altri mercati. Solo successivamente l’aggiornamento raggiungerà Galaxy S25, Galaxy Z Fold 7 e Galaxy Z Flip 7, con la Thailandia che riceverà l’update dal 28 settembre, circa dieci giorni dopo l’annuncio.

Va precisato che si tratta della data di rilascio per il mercato thailandese: in base alle precedenti strategie di Samsung, che spesso scagliona i rilasci per area geografica, è possibile che in Corea del Sud e in altri mercati l’update arrivi prima del 28 settembre. Al momento non è stata comunicata una data precisa per il mercato italiano.

Le novità di One UI 9One UI 9 è un aggiornamento corposo basato su Android 17, già presente di fabbrica su Galaxy Z Fold 8, Galaxy Z Fold 8 Ultra e Galaxy Z Flip 8, e ora in arrivo anche sui modelli precedenti a partire dai Galaxy S26.

Now Nudge: nuova funzione AI che mostra suggerimenti contestuali in base a ciò che l’utente sta facendo sullo schermo

Pannello delle impostazioni rapide ridisegnato, con maggiore possibilità di personalizzazione

Integrazione più profonda con Gemini

Miglioramenti alla funzione fotografica My FanCam di Samsung

Per chi possiede un Galaxy S25, uno Z Fold 7 o uno Z Flip 7, One UI 9 rappresenta quindi un aggiornamento piuttosto rilevante, sia dal punto di vista estetico che funzionale. Il rilascio partirà ufficialmente dalla Thailandia il 28 settembre, ma la distribuzione dovrebbe estendersi rapidamente anche ad altri mercati nelle settimane successive.

#android #gemini #galaxy #samsung

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Google Googlebook di ASUS: spuntano le foto, niente solo USB-C

Sono trapelate online le prime immagini del Googlebook realizzato da ASUS, il nuovo notebook premium con cui [Google](https://androidiani.net/category

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Sono trapelate online le prime immagini del Googlebook realizzato da ASUS, il nuovo notebook premium con cui Google punta a creare una categoria di prodotto a metà strada tra un Chromebook tradizionale e un dispositivo profondamente integrato con Android. Il design è curato, ma il dettaglio che sta facendo più discutere è la scelta di non affidarsi soltanto alle porte USB-C.

Un design pensato per distinguersiLe foto trapelate mostrano una scocca grigio scuro, cornici sottili attorno al display e un ampio trackpad. Sulla tastiera compare un tasto dedicato con la “G” di Google, mentre sulla scocca superiore è presente una barra luminosa RGB che dovrebbe contribuire a rendere il Googlebook di ASUS immediatamente riconoscibile rispetto ai normali notebook Windows o ai Chromebook più economici.

Il logo ASUS è collocato nella parte inferiore della barra luminosa, mentre il poggiapolsi riporta la scritta “Googlebook”, a sottolineare come il marchio del produttore taiwanese resti comunque in secondo piano rispetto al brand Google.

Non solo USB-C: spazio anche per porte USB-A e jack audioLa particolarità più interessante riguarda la dotazione di connettori. Sul fianco del notebook sono visibili almeno due porte USB-C, due porte USB-A e un jack per cuffie da 3,5 mm, oltre a un sensore di impronte digitali per lo sblocco rapido.

Si tratta di una scelta in controtendenza rispetto a molti notebook sottili recenti, che tendono a concentrare tutto sulle porte USB-C costringendo all’uso di hub e adattatori. Con il Googlebook di ASUS sarà invece possibile collegare direttamente periferiche USB-A e cuffie cablate, senza accessori aggiuntivi. All’interno sono stati individuati anche una ventola di raffreddamento e un heat pipe, segno che il dispositivo potrebbe gestire carichi di lavoro superiori a quelli di un Chromebook tradizionale.

Il collegamento con l’ecosistema Android e GeminiIl Googlebook non nasce come semplice sostituto dei Chromebook, ma come una nuova categoria di notebook premium che unisce tecnologie derivate da Android a un’esperienza desktop più tradizionale. Tra le funzioni annunciate figurano strumenti basati su Gemini come “Magic Pointer”, “Create My Widget”, “Cast My Apps” e “Quick Access”, pensati per far dialogare il notebook con smartphone e altri dispositivi Android in modo più stretto rispetto a quanto avviene oggi con ChromeOS.

ASUS è uno dei cinque partner di lancio della linea Googlebook, insieme ad Acer, Dell, HP e Lenovo. Le prenotazioni dovrebbero aprirsi il 21 settembre, anche se non è ancora chiaro se il modello ASUS sarà disponibile fin da subito: prezzo, processore, memoria, storage e data di lancio restano ancora tutti da confermare.

#google #android #gemini

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Gemini Live si aggiorna: presto sarà possibile passare da voce a tastiera senza interruzioni

Google starebbe lavorando a una nuova funzione per Gemini Li

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Google starebbe lavorando a una nuova funzione per Gemini Live che permetterà di alternare liberamente input vocale e testuale durante la conversazione con l’assistente IA, superando il limite attuale che rende l’esperienza quasi esclusivamente basata sulla voce.

La scoperta nel codice dell’app GoogleLa novità è stata individuata da Android Authority analizzando la versione 17.58.13.sa.arm64 dell’app Google, all’interno della quale sono state trovate tracce di sviluppo relative a un nuovo sistema di input per Gemini Live che consente di scegliere tra voce e tastiera.

Attualmente, Gemini Live si basa quasi interamente sul microfono per dialogare in tempo reale con l’utente. Con la funzione in sviluppo, sarà invece possibile far comparire una tastiera con uno swipe verso l’alto sullo schermo, per digitare domande o istruzioni in qualsiasi momento della conversazione.

Come funzionerà il passaggio tra voce e testoQuando viene richiamata la tastiera, l’input vocale si disattiva temporaneamente, e l’icona del microfono cambia aspetto per segnalare lo stato. Per tornare a parlare con Gemini basterà toccare nuovamente l’icona del microfono, ripristinando subito l’ascolto vocale. Dopo l’invio di un messaggio scritto, la tastiera si richiude automaticamente per lasciare spazio alla risposta di Gemini, e potrà essere richiamata in qualsiasi momento con un nuovo swipe.

Swipe verso l’alto per richiamare la tastiera durante una sessione Gemini Live

Il microfono si disattiva automaticamente quando si digita

Un tocco sull’icona del microfono riattiva subito l’input vocale

Utile in luoghi rumorosi o quando non si può parlareLa funzione risponde a un’esigenza concreta: in ambienti rumorosi, come una strada trafficata o una stazione, digitare può risultare più affidabile che affidarsi al riconoscimento vocale. Al contrario, in situazioni in cui le mani non sono libere, resterà possibile continuare a usare la voce come oggi. Poter alternare i due metodi liberamente, senza dover interrompere la sessione, renderebbe Gemini Live uno strumento più flessibile nell’uso quotidiano.

Google non ha ancora annunciato ufficialmente questa funzione, e al momento non ci sono indicazioni sui tempi di rilascio. Trattandosi di una modifica che amplia sensibilmente i contesti d’uso di Gemini Live, la sua introduzione ufficiale potrebbe però avere un impatto significativo sull’esperienza quotidiana di chi utilizza l’assistente Google su smartphone Android.

#google #android #gemini

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Google risolve la frammentazione di Android, ma Gemini Nano apre un nuovo divario nell’AI

Per anni la frammentazione è stata una delle piaghe storiche di Android: tempi di aggiornamento diversi da produttore a produttore, versioni del siste

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Per anni la frammentazione è stata una delle piaghe storiche di Android: tempi di aggiornamento diversi da produttore a produttore, versioni del sistema operativo che convivono sullo stesso mercato, funzioni disponibili solo su alcuni modelli. Google ha lavorato a lungo per ridurre questo problema con iniziative come Project Treble e Project Mainline, ottenendo risultati concreti. Ma proprio mentre la frammentazione “classica” si riduce, secondo un’analisi di Android Police ne starebbe emergendo una nuova, questa volta legata all’intelligenza artificiale on-device e a Gemini Nano.

Stesso chip, versioni diverse di Gemini NanoGemini Nano, il modello AI che gira direttamente sul dispositivo, ha debuttato con Pixel 8 ed è arrivato oggi alla versione v3 e v4 sui modelli più recenti. Il problema è che smartphone con lo stesso hardware non hanno necessariamente la stessa versione del modello. Un esempio citato riguarda Samsung: il Galaxy S26 usa Gemini Nano v3, mentre Galaxy Z Fold 8 e Galaxy Z Flip 8, che montano lo stesso Snapdragon 8 Elite Gen 5, sono già passati alla v4. Una differenza che la sola potenza del chip non riesce a spiegare.

A complicare ulteriormente il quadro, la documentazione di ML Kit GenAI di Google indica che i Pixel 9 sono ora considerati compatibili con Nano v3, mentre in precedenza risultavano fermi alla v2: significa che l’aggiornamento del modello AI non è legato al lancio del dispositivo, ma può arrivare (o non arrivare) in un secondo momento, senza criteri sempre chiari per l’utente finale.

Non solo numeri di versione: cambiano anche le funzioniLe differenze non riguardano soltanto etichette di versione, ma incidono direttamente sulle funzioni AI disponibili all’interno dell’ecosistema Gemini Intelligence. Task Automation, ad esempio, permette di far eseguire all’AI sequenze di operazioni che coinvolgono più app contemporaneamente. Rambler, la funzione che estrae automaticamente i passaggi salienti da un audio, è invece per ora esclusiva di Pixel 11.

Il risultato è che comprare oggi uno smartphone Android con il chip più potente del momento non garantisce automaticamente l’accesso a tutte le funzioni AI più avanzate targate Google.

Un nuovo criterio di scelta per chi compra AndroidFino a poco tempo fa, il numero di anni di aggiornamenti software garantiti era il parametro chiave per valutare la longevità di uno smartphone Android. Con l’arrivo dell’AI generativa, questo criterio da solo non basta più: bisognerà iniziare a chiedersi anche fino a quale versione di Gemini Nano un device potrà arrivare e quali funzioni intelligenti riceverà davvero, indipendentemente dalla potenza bruta del processore montato.

Google ha impiegato anni per mettere ordine nella frammentazione “storica” di Android. Con Gemini Nano, però, rischia di aprirne una nuova, meno visibile ma altrettanto concreta: quella dell’intelligenza artificiale a due velocità.

#ai #google #android #gemini #pixel #galaxy #samsung

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Galaxy Buds On: le nuove auricolari Samsung puntano su design open-ear e Gemini integrato

Samsung starebbe lavorando a un nuovo modello di auricolari wireless, i [Galaxy](https://androidiani.net/

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Samsung starebbe lavorando a un nuovo modello di auricolari wireless, i Galaxy Buds On, che secondo le indiscrezioni più recenti adotterebbero un design open-ear molto diverso da quello visto finora sulla gamma Galaxy Buds, avvicinandosi più alla soluzione a clip già utilizzata da Huawei con i FreeClip.

Un design pensato per non tappare l’orecchioDalle immagini trapelate, i Galaxy Buds On sarebbero composti da due unità arrotondate collegate da un anello in silicone che si aggancia all’orecchio: la parte con il driver audio si posizionerebbe nella conca dell’orecchio senza ostruirlo, mentre la componente con la batteria si sistemerebbe dietro il padiglione auricolare per garantire la stabilità. Al momento sono stati individuati due colori, nero e bianco, entrambi identificati anche all’interno del codice dell’app di gestione Samsung.

Gesture, Auto Volume e integrazione con GeminiSul fronte funzionale, i Galaxy Buds On erediterebbero i comandi gestuali basati sul movimento della testa già introdotti con i Galaxy Buds 4, oltre a funzioni come la regolazione automatica del volume in base al rumore ambientale (Auto Volume) e il potenziamento manuale del volume (Volume Boost).

Design open-ear con struttura a clip, simile ai Huawei FreeClip

Supporto a Gemini richiamabile tramite voce o tocco

Registrazione vocale con trascrizione automatica e ricerca tramite Bixby

Funzione di pausa automatica dei contenuti multimediali quando l’utente si addormenta

Un lancio ormai vicinoA rafforzare l’attendibilità delle indiscrezioni ci sono anche elementi più concreti: il dispositivo, identificato con il codice modello SM-U600, avrebbe già superato la certificazione BIS in India, mentre firmware associati al prodotto sarebbero stati individuati sui server Samsung di India, Corea del Sud, Vietnam e Malesia, segnali che di solito precedono un annuncio ufficiale ormai imminente.

Trattandosi di un design open-ear, è probabile che i Galaxy Buds On rinuncino alla cancellazione attiva del rumore, privilegiando invece comfort e consapevolezza dell’ambiente circostante. Resta da capire quale sarà il posizionamento di prezzo scelto da Samsung per un prodotto che, almeno sulla carta, punta a intercettare gli utenti Galaxy che cercano un’alternativa più leggera e meno invasiva alle tradizionali auricolari in-ear.

#android #gemini #galaxy #samsung #galaxybudson

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Moto Watch Ultra ufficiale: display pOLED da 2.700 nit, LTE e Wear OS 6

Motorola ha presentato il nuovo Moto Watch Ultra, uno smar

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Motorola ha presentato il nuovo Moto Watch Ultra, uno smartwatch premium che punta su un display pOLED particolarmente luminoso, connettività LTE e Wear OS 6, oltre a funzioni di salute e fitness sviluppate con gli algoritmi di Polar. Non si tratta quindi di un semplice orologio per notifiche e conteggio passi, ma di un prodotto pensato per un pubblico più esigente.

Display curvo da 2.700 nit e cassa in acciaioIl display, da 1,5 pollici con curvatura 2.5D, offre una risoluzione di 466×466 pixel e un refresh rate variabile tra 1 e 60Hz. La luminosità di picco raggiunge i 2.700 nit, garantendo una buona leggibilità anche all’aperto, con supporto alla modalità always-on e protezione Corning Gorilla Glass 3. La cassa, da 46,26mm in acciaio inossidabile, misura 12,1mm di spessore per 51 grammi di peso, con certificazione IP68 e resistenza 5ATM.

Prima volta con LTE per la linea Moto WatchLa novità più rilevante è il debutto della connettività LTE con eSIM sulla linea Moto Watch, che permette di ricevere chiamate, messaggi e notifiche anche senza avere lo smartphone nelle vicinanze. Presente anche il GPS dual-band per la geolocalizzazione e la navigazione. Il tutto è gestito dal processore Snapdragon W5+ Gen 1 abbinato a Wear OS 6, con almeno due major update software già garantiti da Motorola.

Salute firmata Polar e assistente Gemini integratoSul fronte salute, Moto Watch Ultra adotta gli algoritmi Polar per monitorare sonno, attività quotidiana, recupero post-allenamento e corsa, con funzioni dedicate come “Serene”, “Nightly Recharge” e “Sleep Plus Stages”. Grazie a Wear OS 6, l’orologio supporta anche il Google Play Store, con accesso ad app come Google Maps, Google Messages e YouTube Music, oltre all’assistente Google Gemini e Google Wallet. Abbinato a determinati smartphone Motorola e Lenovo, è possibile utilizzare anche Motorola Qira.

Autonomia di due giorni e ricarica rapidaLa batteria garantisce fino a due giorni di autonomia con display always-on disattivato, mentre bastano appena 15 minuti di ricarica per ottenere fino a 24 ore di utilizzo, un valore utile considerando il consumo energetico di funzioni come LTE e GPS.

Moto Watch Ultra sarà commercializzato a partire da 429 euro, con cinturino da 22mm, e arriverà nelle prossime settimane in Europa, Medio Oriente, America Latina, Nord America e in alcuni mercati dell’area Asia-Pacifico.

#android #gemini #motorola #smartwatch #motowatch

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Google introduce Gmail Live, Docs Live e Keep Live: le sue app si controllano ora a voce con Gemini

Google ha iniziato a distribuire tre nuove funzioni vocali basate su [Gemini](https://androidiani.net/cate

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Google ha iniziato a distribuire tre nuove funzioni vocali basate su Gemini per Gmail, Google Docs e Google Keep, chiamate rispettivamente Gmail Live, Docs Live e Keep Live. Annunciate al Google I/O 2026 e testate nei mesi successivi, da questa settimana arrivano finalmente agli utenti comuni, sia su Android che su iOS.

Non si tratta di una semplice dettatura vocale: le tre funzioni permettono di conversare con Gemini per interrogare la propria casella di posta, creare documenti e organizzare note, portando in chiave conversazionale attività che finora richiedevano diversi passaggi manuali.

Gmail Live: interrogare la posta a voceCon Gmail Live è possibile parlare con Gemini di ciò che si trova nella posta in arrivo, ponendo domande in linguaggio naturale invece di cercare manualmente tra le email. L’assistente ricorda il contesto della conversazione, quindi non è necessario ripetere le informazioni ad ogni nuova domanda, ed è possibile cambiare argomento o interromperlo in qualsiasi momento. In visualizzazione a schermo intero viene mostrata anche la trascrizione della conversazione, con i link alle email usate come fonte. La funzione si attiva dall’icona Live nella barra di ricerca di Gmail ed è al momento disponibile in inglese per gli abbonati a Google AI Plus, Pro e Ultra.

Docs Live, un copilota vocale per la scritturaDocs Live permette di dettare istruzioni per creare un documento, con Gemini che può attingere a Gmail, Google Drive, Google Chat e al web per raccogliere informazioni utili. Prima di generare il testo, l’app mostra una panoramica dei contenuti trovati, così da capire su quali fonti si baserà la bozza. Si possono inoltre aggiungere dettagli o modificare il formato del documento sempre a voce, richiamando la funzione dal pulsante flottante dell’app Google Docs. Anche Docs Live è disponibile su Android e iOS, riservata ai piani Google AI Pro e Ultra.

Keep Live mette ordine tra le note a voceKeep Live, invece, trasforma in note o liste ordinate anche i pensieri espressi in modo confuso o discontinuo. Basta elencare a voce gli articoli da comprare perché Gemini li raccolga in una lista della spesa, ed è possibile modificare note già esistenti aggiungendo elementi o segnandoli come completati semplicemente parlando. Al momento Keep Live è disponibile solo su Android, per gli abbonati Google AI Plus, Pro e Ultra.

Disponibilità e prossimi passiLe tre funzioni saranno estese in futuro anche agli utenti aziendali di Google Workspace. Nel complesso, il debutto di Gmail Live, Docs Live e Keep Live conferma la strategia di Google di integrare Gemini in modo sempre più profondo nelle sue app di produttività, permettendo di gestire posta, documenti e appunti senza dover toccare tastiera o schermo.

#ai #google #android #gemini #gmail

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Google al lavoro su Googlebook: Acer pronta al debutto con display OLED da 14 pollici e legame stretto con Pixel

Acer ha confermato che lancerà a breve il suo primo “Googlebook”, la nuova piattaforma per notebook a marchio [Google](https://androidiani.net/categor

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Acer ha confermato che lancerà a breve il suo primo “Googlebook”, la nuova piattaforma per notebook a marchio Google. Durante IFA 2026 a Berlino, l’azienda ha mostrato un teaser del dispositivo affiancandolo a uno smartphone Google Pixel, un dettaglio che non sembra casuale. Prezzo e data di uscita non sono ancora stati comunicati, ma le indiscrezioni parlano di un display OLED da 14 pollici, processore Intel Core Ultra 5 e 16 GB di RAM.

Non un semplice Chromebook di fascia altaIl punto più interessante di Googlebook è che non si tratta di un Chromebook potenziato. Secondo le informazioni circolate finora, la piattaforma nascerebbe dalla fusione tra ChromeOS e Android, internamente soprannominata “Aluminium OS”, pensata fin dall’origine per integrarsi a fondo con Gemini, l’assistente basato sull’intelligenza artificiale di Google.

Tra le funzioni ipotizzate ci sono un “Magic Pointer” per assistere il cursore in base al contesto, la generazione automatica di widget tramite IA e diverse automazioni a livello di sistema operativo. L’obiettivo dichiarato è offrire un’esperienza da PC più evoluta rispetto ai Chromebook tradizionali, storicamente incentrati sul browser, avvicinandosi piuttosto a Windows e macOS.

Il legame con Pixel come biglietto da visitaNel teaser diffuso da Acer, il nuovo notebook compare accanto a uno smartphone Pixel, segno che l’integrazione con l’ecosistema mobile di Google sarà uno dei punti di forza. Tra le funzioni previste figurano la condivisione istantanea delle notifiche e strumenti come “Cast My Apps”, pensati per far dialogare smartphone e PC come un unico ecosistema.

Display OLED da 14 pollici a 120 Hz

Processore Intel Core Ultra 5

16 GB di RAM e 256 GB di storage (SSD)

Formato clamshell tradizionale, non 2-in-1

Dettagli attesi il 15 settembreGoogle terrà un evento a New York il 15 settembre, occasione in cui dovrebbero arrivare maggiori informazioni sulla nuova piattaforma per notebook. Oltre ad Acer, anche ASUS, Dell, HP e Lenovo sarebbero coinvolti nel lancio dei primi dispositivi Googlebook, anche se non è detto che il debutto commerciale coincida con l’evento di settembre.

Resta da capire a che prezzo arriverà Googlebook e quanto riuscirà davvero a differenziarsi da Windows e macOS. Se le specifiche trapelate finora si confermeranno, il primo Googlebook di Acer potrebbe segnare un salto di qualità netto rispetto ai Chromebook visti fino ad oggi.

#google #android #gemini #acer #googlebook

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Look up, l’app di Google per Googlebook scovata in anteprima: funziona anche su smartphone Android 17

È comparsa per un breve periodo sul Google Play Store “Look

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È comparsa per un breve periodo sul Google Play Store “Look up”, un’app pensata per Googlebook, la nuova piattaforma per notebook targata Google, prima ancora dell’annuncio ufficiale. La pagina non è più raggiungibile con i metodi tradizionali, ma il file dell’app è ormai in circolazione e può essere installato tramite sideload anche su smartphone con Android 17.

Googlebook nasce dalla fusione tra elementi di Android e ChromeOS, con Gemini al centro dell’esperienza. Google ha già mostrato funzioni dedicate come “Magic Pointer” e “Desktop Camera”, e Look up sembra destinata ad aggiungersi a questo elenco di utility pensate per migliorare l’usabilità della piattaforma.

Basta selezionare una parola per cercareLa caratteristica principale di Look up è la possibilità di selezionare un testo sullo schermo e ottenere immediatamente informazioni correlate dai servizi Google. Selezionando una parola sconosciuta, una frase o il nome di una località e richiamando Look up, l’app interroga Google Search, Google Maps, Google Flights e altri servizi, mostrando i risultati in una finestra flottante dedicata.

Dalle schermate circolate finora, l’app è in grado di restituire definizioni da dizionario, informazioni sui voli, riepiloghi e traduzioni, a seconda del contenuto selezionato. Per attivarla basta selezionare un testo e scegliere Look up dal menu contestuale, anche se su schermi più piccoli l’opzione potrebbe essere nascosta nel menu con i tre puntini.

Domande di approfondimento con GeminiSotto ai risultati principali, l’app mette a disposizione anche un campo per porre ulteriori domande, sfruttando Gemini in modalità conversazionale. È quindi possibile approfondire un argomento oltre le informazioni mostrate inizialmente, in uno stile che ricorda da vicino la funzione “Look Up” già presente su macOS, ma integrata più a fondo con l’ecosistema IA di Google.

Rimossa dal Play Store, ma già disponibile su APKMirrorLa pagina di Look up è stata rimossa dal Play Store poco dopo la sua comparsa, ma una build iniziale è già disponibile su APKMirror ed è compatibile con dispositivi Android 17. Il nome del pacchetto contiene comunque il termine “desktop”, segno che l’app è pensata principalmente per l’ambiente desktop di Googlebook: la sua disponibilità su smartphone potrebbe quindi essere solo temporanea, in attesa che Google chiuda l’accesso non ufficiale.

Con Googlebook atteso per l’autunno 2026, questa fuga di notizie conferma che Google intende integrare a fondo ricerca e Gemini nell’esperienza desktop della nuova piattaforma, e non limitarsi a portare semplicemente le app Android su un notebook.

#google #android #gemini #android17 #googlebook

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I Pixel spiegano il consumo della batteria con l’IA: arrivano i riepiloghi intelligenti

Google ha introdotto sui Pixel una nuova funzione, chiamata Ba

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Google ha introdotto sui Pixel una nuova funzione, chiamata Battery Usage Summaries, che rende molto più semplice capire perché la batteria si sta scaricando più velocemente del solito. Un’intelligenza artificiale analizza i dati sul consumo energetico e individua in modo chiaro quali app o processi in background stanno pesando di più sull’autonomia.

Un riepilogo generato dall’IA al posto dei grafici da analizzareFino ad oggi, anche sui Pixel era possibile consultare il consumo per singola app e le attività in background, ma i dati erano numerosi e capire da soli il motivo di un calo improvviso di autonomia richiedeva tempo. Con Battery Usage Summaries, un riepilogo compare direttamente nella parte alta della schermata dedicata alla batteria.

Se ad esempio il telefono ha consumato circa il 15% di batteria entro una certa ora, il sistema valuta se si tratta di un consumo superiore alla norma e segnala le app principalmente responsabili: in un esempio verificato, WhatsApp e i servizi Google risultavano le cause principali. La funzione non si limita quindi a elencare le app che consumano di più, ma confronta l’uso attuale con le abitudini recenti, evidenziando situazioni anomale.

Elaborazione sul dispositivo grazie a Gemini NanoLa funzione era in sviluppo da tempo, e le analisi interne avevano già rivelato che i riepiloghi vengono generati tramite Gemini Nano. L’elaborazione avviene direttamente sul dispositivo, senza inviare i dati sul consumo della batteria al cloud: un aspetto che coniuga l’utilità dell’intelligenza artificiale con l’attenzione alla privacy.

Google ha aggiornato anche le pagine di supporto ufficiali per descrivere la funzione, spiegando che individua le app che consumano di più, monitora l’attività in background e confronta il consumo complessivo e per singola app con la media recente.

Disponibile su Pixel 10 e successivi, in distribuzione gradualeBattery Usage Summaries è riservata ai modelli Pixel 10 e successivi e richiede l’ultima versione di AI Core per funzionare; sui dispositivi compatibili si attiva automaticamente quando disponibile. La distribuzione è graduale, quindi anche chi possiede un Pixel 10 o più recente potrebbe non vederla comparire immediatamente.

Quando la batteria si consuma più velocemente del previsto, individuare la causa richiedeva finora di controllare manualmente grafici e statistiche app per app. Con questa novità, sarà l’intelligenza artificiale a fare il lavoro di analisi, risultando particolarmente utile per scovare app che continuano a girare in background senza che l’utente se ne accorga.

#ai #google #android #gemini #pixel

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Google avvia l’aggiornamento di settembre per Android: ecco tutte le nuove funzioni

Google ha presentato il 1° settembre il nuovo pacchetto di funzioni per Android, il September Android Feat

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Google ha presentato il 1° settembre il nuovo pacchetto di funzioni per Android, il September Android Feature Drop. A differenza di altri aggiornamenti pensati esclusivamente per i Pixel, questa tornata di novità riguarda l’intero ecosistema Android, con funzioni pensate per migliorare l’uso quotidiano su un’ampia gamma di smartphone.

Find Hub più intelligente grazie a GeminiTra le novità principali c’è il potenziamento di Find Hub, il servizio che permette di localizzare dispositivi e oggetti smarriti. Grazie all’integrazione con Gemini, sarà possibile registrare informazioni su dove si conservano abitualmente determinati oggetti in casa, per poi ritrovarle tramite una ricerca in linguaggio naturale all’interno dell’app: una funzione utile non solo per lo smartphone, ma per qualsiasi oggetto che si desidera tenere sotto controllo.

Arriva inoltre in via ufficiale Motion Assist, pensata per ridurre il mal d’auto quando si utilizza lo smartphone durante gli spostamenti. Una discreta bolla animata sullo schermo aiuta a regolare la percezione del movimento, rendendo più comoda la lettura di pagine web o la visione di video anche in viaggio.

Google Messaggi si arricchisce di nuove funzioniGoogle Messaggi guadagna l’integrazione con Google Keep, che permette di condividere note e liste direttamente in chat e modificarle in tempo reale con tutti i partecipanti alla conversazione: comoda per gestire insieme liste della spesa o elenchi di cose da fare.

A questa si aggiunge Chat Themes, che consente di personalizzare sfondo e colore dei fumetti per ogni conversazione, rendendo l’app di messaggistica più personalizzabile.

Gemini Live vede il mondo con Guided VisionSul fronte dell’intelligenza artificiale, Gemini Live si arricchisce della funzione Guided Vision: condividendo l’inquadratura della fotocamera con Gemini Live, l’assistente è in grado di riconoscere visivamente ciò che ha davanti e fornire indicazioni vocali in tempo reale, ampliando ulteriormente le possibilità d’uso dell’assistente IA di Google.

Il punto di forza di questo aggiornamento è che le nuove funzioni arrivano principalmente tramite aggiornamenti delle singole app, e sono quindi disponibili anche su smartphone Android non prodotti da Google. I tempi di rilascio possono comunque variare da funzione a funzione: l’integrazione tra Google Keep e Google Messaggi, ad esempio, arriverà con un leggero ritardo rispetto alle altre novità.

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Android 17 introduce un pannello per gestire gli agenti AI attivi sul telefono

Google sta lavorando a una nuova funzione di Android 17 pensata per tenere sotto controllo gli agenti di i

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Google sta lavorando a una nuova funzione di Android 17 pensata per tenere sotto controllo gli agenti di intelligenza artificiale che operano sul dispositivo. Nella beta più recente, Android 17 QPR2 Beta 4, è comparsa una sezione dedicata che permetterà di visualizzare in un’unica schermata quali agenti AI sono attivi e cosa stanno facendo in background.

Una nuova voce “Agents” nelle impostazioniLa nuova voce, individuata nel percorso Impostazioni > Sicurezza e privacy > Gestione privacy, si chiama “Agents”. Al momento non mostra ancora agenti installati, ma secondo la descrizione della funzione permetterà di consultare un elenco di “agenti che possono accedere alle informazioni delle app o eseguire operazioni per conto dell’utente”. La funzione sembra pensata per coprire sia gli agenti creati con Gemini sia, potenzialmente, quelli sviluppati da terze parti.

“Android Halo” per segnalare l’attività in backgroundLa novità si affianca ad “Android Halo”, presentata da Google al Google I/O 2026, che introdurrà un indicatore visivo simile a quelli già usati per fotocamera e microfono, ma dedicato a segnalare quando un agente AI sta effettivamente lavorando sul dispositivo. Il rilascio di questa funzione è previsto entro la fine dell’anno.

Più trasparenza per un uso sempre più diffuso dell’AICon gli agenti AI sempre più capaci di svolgere operazioni al posto dell’utente, come effettuare ordini online o prenotare viaggi, diventa cruciale poter sapere quali permessi hanno e quali azioni stanno effettivamente eseguendo. Google sta lavorando anche a una dashboard dedicata alla privacy dell’AI, non ancora disponibile, che si affiancherebbe al pannello “Agents” e a “Android Halo”.

Nuova sezione “Agents” nelle impostazioni di sicurezza e privacy

Elenco degli agenti AI con accesso alle app

“Android Halo” per segnalare l’attività AI in background entro fine anno

Dashboard dedicata alla privacy dell’AI in sviluppo

Una gestione della privacy pensata per l’era degli agenti AICon l’arrivo di funzioni sempre più automatizzate basate su Gemini, Android 17 sembra voler bilanciare comodità e controllo, dando agli utenti gli strumenti per capire come e quando l’intelligenza artificiale sta operando sul proprio smartphone.

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Gemini Intelligence richiede almeno Gemini Nano v3: Pixel 11 e Galaxy Z Fold8 già pronti per Nano 4

Google ha aggiornato i requisiti hardware necessari per sfruttare [Gemini](https://androidiani.net/categor

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Google ha aggiornato i requisiti hardware necessari per sfruttare Gemini Intelligence, la suite di funzioni AI avanzate che l’azienda sta progressivamente estendendo ad Android. Tra le novità più rilevanti, il requisito minimo del modello on-device Gemini Nano v3, mentre Pixel 11 e Galaxy Z Fold8 risultano già tra i primi smartphone dotati della versione più recente, Gemini Nano 4.

Chi ha già Gemini Nano 4Secondo la documentazione ufficiale per sviluppatori aggiornata da Google dopo il lancio del Pixel 11, i primi dispositivi compatibili con “nano-v4” includono, lato Google, Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL e Pixel 11 Pro Fold. Sul fronte Samsung figurano invece Galaxy Z Flip8, Galaxy Z Fold8 e Galaxy Z Fold8 Ultra.

Pixel 11, Pixel 11 Pro, Pixel 11 Pro XL, Pixel 11 Pro Fold

Galaxy Z Flip8, Galaxy Z Fold8, Galaxy Z Fold8 Ultra

Non basta il chip: servono RAM e supporto a lungo termineSul sito ufficiale di Android, Google chiarisce che l’accesso a Gemini Intelligence non dipende soltanto dal supporto a Gemini Nano v3 o superiore, ma anche da requisiti hardware più ampi: almeno 12 GB di RAM, un chipset di fascia flagship recente, il supporto ad Android 17 o versioni successive, oltre a un impegno di aggiornamenti software e di sicurezza a lungo termine e alla stabilità del dispositivo.

Funzioni già attive su Galaxy e PixelGemini Intelligence ha debuttato lo scorso mese sui pieghevoli Samsung, introducendo funzioni di automazione capaci di operare su oltre 40 app differenti. Sul fronte Pixel 11, Google ha invece introdotto novità come “Rambler” e “Proactive Assistance”. Resta invece incerto se modelli più datati ma comunque recenti, come Pixel 10 o Galaxy S26, riceveranno il pieno supporto in futuro.

Con requisiti così stringenti su memoria e generazione del chip AI, Google sembra voler riservare le funzioni più avanzate ai dispositivi di ultimissima generazione, rendendo il supporto a Gemini Intelligence un elemento sempre più rilevante nella scelta tra un modello nuovo e uno di qualche generazione precedente.

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Redmi Note 17 Pro Max 5G e Redmi 17 ufficiali: batteria monstre e tanta autonomia

Xiaomi ha ufficializzato in Giappone due nuovi smartphone della gamma Redmi: il Redmi Note 17 Pro Max 5G,

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Xiaomi ha ufficializzato in Giappone due nuovi smartphone della gamma Redmi: il Redmi Note 17 Pro Max 5G, pensato per chi cerca un’autonomia fuori dal comune, e il Redmi 17, un modello di fascia più accessibile ma con una batteria comunque generosa. Entrambi i modelli debuttano sul mercato il 28 agosto, e puntano su durata della batteria e resistenza come principali argomenti di vendita.

Redmi Note 17 Pro Max 5G: batteria da 10.000 mAh e ricarica a 100WIl modello di punta della coppia, soprannominato “smartphone titano” da Xiaomi, punta tutto su autonomia e robustezza. Il cuore del dispositivo è una batteria al silicio-carbonio da 10.000 mAh: secondo Xiaomi basta per circa tre giorni di uso normale, che diventano fino a 14 in condizioni di utilizzo leggero. La ricarica rapida da 100W consente di recuperare energia sufficiente per un’intera giornata in appena 20 minuti, mentre la ricarica inversa cablata fino a 27W permette di usare il telefono come power bank per altri dispositivi. Il chip di gestione Xiaomi Surge G2 dichiara inoltre fino a sei anni di vita utile della batteria, con l’80% della capacità originale conservata dopo 1.600 cicli di carica e scarica. Sul fronte della robustezza, il telefono vanta certificazione IP66/IP68, un test di immersione fino a due metri per 72 ore certificato TUV SUD e un vetro Corning Gorilla Glass Victus 2 con certificazione SGS per cadute fino a 3 metri su superfici in granito.

Display AMOLED, Snapdragon 6 Gen 5 e Gemini a bordoIl display è un pannello AMOLED CrystalRes da 6,83 pollici e risoluzione 1,5K, con refresh rate a 120 Hz e picco di luminosità di 3.500 nit. Le prestazioni sono affidate al Qualcomm Snapdragon 6 Gen 5 a 4 nm, con memoria espandibile fino a 16 GB, mentre sul software Xiaomi promette sei anni di aggiornamenti di sicurezza. Non manca l’integrazione con l’intelligenza artificiale di Google, con supporto a Gemini Live e Gemini Omni, oltre a funzioni come la gomma AI per rimuovere elementi dalle foto e la traduzione automatica.

Redmi 17: batteria da 7.500 mAh e RGB posteriore da 34.980 yenIl Redmi 17 punta invece su un rapporto qualità-prezzo più aggressivo, restando comunque nel solco della grande autonomia: la batteria da 7.500 mAh promette oltre due giorni di uso continuo, con ricarica turbo da 45W in grado di rifornire il telefono per un’intera giornata in 35 minuti. Il design si distingue per una striscia RGB posteriore a 8 colori che si illumina in base a notifiche o stato di carica. Il display arriva a 6,9 pollici a 120 Hz, la fotocamera principale AI è da 50 megapixel e il processore è un MediaTek Helio G91-Ultra, disponibile in quattro colorazioni a partire da 34.980 yen.

Debutto in Giappone, Europa ancora da confermareEntrambi i modelli sono disponibili in Giappone dal 28 agosto, con promozioni dedicate al mercato locale come punti fedeltà per chi effettua la preregistrazione, garanzie estese sul Redmi Note 17 Pro Max 5G e mesi di abbonamento omaggio a servizi come Spotify Premium, YouTube Premium e Google One. Al momento non ci sono conferme ufficiali sull’arrivo dei due modelli anche sul mercato italiano ed europeo, ma la strategia di Xiaomi su autonomia e resistenza a prezzi accessibili è la stessa che l’azienda porta avanti da tempo anche nel nostro Paese con la gamma Redmi Note, quindi non è escluso che varianti locali possano arrivare anche da noi nei prossimi mesi.

#android #gemini #redmi #xiaomi #redminote17pro

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Google Play Services conferma: il PC “Googlebook” potrà usare direttamente le app Android dello smartphone

Google si prepara a lanciare a settembre Googlebook, la nuova piattaforma PC dell’azienda, e gli ultimi ag

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Google si prepara a lanciare a settembre Googlebook, la nuova piattaforma PC dell’azienda, e gli ultimi aggiornamenti di Google Play Services lasciano intuire un’integrazione sempre più stretta con l’ecosistema Android, con la possibilità di richiamare direttamente sul computer le app installate sullo smartphone.

Le app dello smartphone accessibili dal PCNel changelog della versione 26.33 di Google Play Services compare un riferimento a una funzione che permetterebbe di accedere, da Googlebook, alle app installate sul telefono Android collegato. I dettagli tecnici non sono ancora stati resi noti, ma nella fase di configurazione di Googlebook sono già comparse indicazioni relative al collegamento tra più dispositivi, segno che Google sta lavorando per rendere il passaggio tra smartphone e PC più fluido, sul modello del collegamento telefono già visto su Windows oppure con un approccio proprio.

Novità anche per “Ask Play” grazie a GeminiNella versione 52.9 del Play Store arrivano inoltre miglioramenti per Ask Play, la funzione di ricerca e domande basata su Gemini: da ora sarà possibile guardare direttamente, all’interno della schermata di Ask Play, i momenti salienti dei video di presentazione di app e giochi. In arrivo anche la possibilità di cercare app e funzioni allegando un’immagine.

Miglioramenti per i grandi schermi e per Play ProtectIl Play Store introduce inoltre funzioni pensate per i dispositivi con schermo grande, come suggerimenti di app di qualità nella home e nei risultati di ricerca, la proposta automatica di app correlate dopo un’installazione e contenuti di anteprima per gli audiolibri in home page. Viene inoltre potenziato Play Protect, il sistema che individua le app potenzialmente dannose su PC e smartphone.

Come sempre accade con le nuove funzioni di Google Play, la distribuzione avverrà in modo graduale e non tutte le novità saranno immediatamente disponibili su ogni dispositivo. Per i dettagli completi sull’integrazione tra Googlebook e Android bisognerà attendere il lancio ufficiale della piattaforma, previsto per settembre.

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Gemini su Pixel 11 Pro si aggiorna: arriva «Device help» per gestire impostazioni e problemi del telefono

Google sta testando su Pixel 11 Pro una nuova funzione di [Gemi

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Google sta testando su Pixel 11 Pro una nuova funzione di Gemini pensata per assistere gli utenti nella gestione quotidiana dello smartphone. Si chiama «Device help» e permette, tramite un’interfaccia conversazionale, di modificare impostazioni e diagnosticare piccoli problemi senza dover navigare manualmente nei menu di sistema.

Impostazioni e diagnostica direttamente in chat con GeminiLa nuova opzione è accessibile dal menu «+» dell’app Gemini o dalla relativa overlay, dove compare appena sopra la voce «Personal Intelligence». Al momento è contrassegnata dall’etichetta «Labs», segno che si tratta di una funzione sperimentale non ancora pronta per il rilascio definitivo.

Attraverso Device help, Gemini può intervenire su diversi aspetti del dispositivo, tra cui:

Modifica di tema scuro, luminosità e tempo di spegnimento schermo

Gestione di volume, vibrazione e modalità “Non disturbare”

Diagnosi di problemi legati a Wi-Fi, Bluetooth e connessione dati

Controllo di consumo batteria e spazio di archiviazione

Gestione di permessi, notifiche e tempo di utilizzo delle app

Indicazioni sulle funzioni esclusive Pixel, dalla fotocamera ai gesti

In pratica, richieste come «voglio abbassare la luminosità dello schermo» o «il Wi-Fi non si connette» potrebbero essere gestite direttamente in chat, senza la necessità di cercare la voce corretta nelle impostazioni.

Una nuova veste per funzioni già esistentiSecondo quanto emerso, Device help si appoggia a un componente già noto come “Device Assistance”, in precedenza chiamato “Utilities”. Non si tratterebbe quindi di un sistema completamente nuovo, ma piuttosto di un’interfaccia più accessibile per funzioni di assistenza al dispositivo già presenti in Android.

Per ora solo su Pixel 11 ProAl 24 agosto, Device help risulta visibile esclusivamente sui Pixel 11 Pro con la versione beta 17.52 dell’app Google installata. Non è ancora disponibile sul Pixel 11 standard né sui modelli delle generazioni precedenti. Resta da capire se e quando la funzione verrà estesa all’intera gamma Pixel, ma l’iniziativa conferma la volontà di Google di rendere Gemini sempre più centrale nella gestione quotidiana dei propri smartphone.

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Pixel 11 Pro: torcia e flash più deboli, la colpa sarebbe di HiLight

Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello lu

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Il Pixel 11 Pro di Google introduce HiLight, il nuovo anello luminoso RGB che circonda il flash sul modulo fotografico posteriore. Ma un confronto pubblicato online, poi confermato da un teardown, ha acceso i riflettori su un possibile effetto collaterale: torcia e flash fotografico del nuovo top di gamma risulterebbero più deboli rispetto ai modelli precedenti e ai rivali.

Il test che ha acceso il dibattitoIl confronto, pubblicato dall’utente X @multithreedy, ha messo a paragone Pixel 11 Pro, Galaxy Z TriFold, iPhone 17e e Pixel 9 Pro, impostando la luce di ciascun dispositivo al massimo della luminosità e fotografando il risultato nelle stesse condizioni di esposizione. L’esito non lascia molti dubbi: sia in modalità torcia sia come flash per la fotocamera, il Pixel 11 Pro è risultato il più debole del gruppo. Le immagini mostrano inoltre che la sua luce si diffonde maggiormente, un dettaglio che potrebbe penalizzare chi ha bisogno di illuminare soggetti a distanza.

Un teardown svela la causaA fare chiarezza sulle possibili cause ci ha pensato il canale YouTube Phone Repair Guru, che ha smontato un Pixel 11 Pro documentando la struttura interna di HiLight. Attorno al flash centrale sono stati individuati otto LED disposti in cerchio, coperti da un diffusore semitrasparente che uniforma la luce dell’anello. Il problema è che lo stesso diffusore copre anche il flash principale: nei Pixel precedenti, invece, il flash era protetto da una lente pensata per proiettare la luce in avanti in modo più diretto ed efficiente. Il passaggio a una struttura più diffusiva sembra quindi essere il prezzo pagato per introdurre il nuovo effetto luminoso.

Hardware più avanzato del software attualeIl teardown ha rivelato anche che ciascuno degli otto LED è in grado di produrre luce rossa, verde e blu, quindi HiLight dispone di un hardware pienamente RGB. Al momento, però, il software consente di scegliere solo tra cinque colori preimpostati, tra cui non compare il rosso, e non è ancora possibile assegnare colori diversi a singole app né integrare app di terze parti. Google, in fase di presentazione, aveva promesso anche il supporto alle notifiche per i messaggi, funzione che al lancio risulta ancora assente.

Nessun commento ufficiale da GoogleAl momento Google non ha rilasciato dichiarazioni sulla minore luminosità di torcia e flash, quindi non è chiaro se si tratti di una scelta progettuale consapevole o di un effetto collaterale non del tutto previsto dell’integrazione di HiLight. Considerando che l’hardware ha margini evidenti non ancora sfruttati, non è escluso che un futuro aggiornamento software possa ampliare la personalizzazione della luce e magari intervenire anche sulla resa di torcia e flash. Per chi usa quotidianamente queste funzioni di base, resta comunque un aspetto da monitorare nelle prossime settimane.

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Redmi 15 5G e Redmi Note 15 Pro 5G, doppia offerta Xiaomi da non perdere

Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Re

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Xiaomi torna protagonista delle offerte del momento con due dei suoi smartphone 5G più interessanti, il Redmi 15 5G e il più performante Redmi Note 15 Pro 5G, entrambi disponibili con sconti particolarmente aggressivi. Due modelli pensati per fasce di prezzo diverse, ma accomunati da un ottimo rapporto tra prestazioni e costo che li rende scelte solide per chi cerca un Android affidabile senza spendere una cifra elevata.

Redmi 15 5G: schermo enorme e batteria da recordIl Redmi 15 5G punta tutto su autonomia e comfort visivo. Il display FHD+ da 6,9 pollici arriva fino a 144 Hz di frequenza di aggiornamento, garantendo fluidità nello scorrimento dei social e nella visione di contenuti video. Il vero punto di forza, però, è la batteria da 7.000 mAh, capace di reggere un uso intenso per tutta la giornata, con ricarica rapida a 33 W e persino la possibilità di ricaricare altri dispositivi grazie alla funzione reverse charging da 18 W.

Sotto la scocca lavora un processore Qualcomm Snapdragon 6s Gen 3, affiancato dalle funzioni di intelligenza artificiale di Google Gemini, inclusa la comoda ricerca visiva integrata nel sistema. Completano la scheda tecnica una fotocamera principale da 50 megapixel e la certificazione IPX4/IP6X contro acqua e polvere.

Redmi Note 15 Pro 5G: display AMOLED e resistenza superioreIl fratello maggiore Redmi Note 15 Pro 5G alza l’asticella con un pannello AMOLED da 6,83 pollici a risoluzione 1.5K e refresh rate a 120 Hz, garanzia di colori più vivaci e neri più profondi rispetto al pannello LCD del modello base. Il cuore pulsante è un MediaTek Dimensity 7400-Ultra, adatto anche al multitasking più impegnativo.

Anche qui la batteria è generosa, con 6.300 mAh e ricarica turbo da 45 W, dichiarata resistente nel tempo grazie a un design pensato per durare fino a sei anni. La robustezza è garantita dal telaio rinforzato “Redmi Titan”, capace di sopportare cadute da 2,5 metri, insieme alla certificazione IP66/IP68.

Caratteristiche in comuneConnettività 5G su entrambi i modelli

Supporto NFC per pagamenti contactless

Funzioni di intelligenza artificiale integrate tramite Google Gemini

Prezzi scontati per tempo limitato sulle rispettive versioni

Chi cerca uno smartphone Android economico con grande autonomia troverà nel Redmi 15 5G la scelta più adatta, mentre chi desidera un display di qualità superiore e prestazioni più spinte potrà orientarsi sul Redmi Note 15 Pro 5G, senza dimenticare che entrambe le promozioni sono valide solo per un periodo limitato.

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