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Galaxy S27 Ultra e S27 Pro: la certificazione 3C svela la capacità della batteria

Arrivano nuovi dettagli sulla batteria dei prossimi top di gamma Samsung. Grazie alla registrazione press

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Arrivano nuovi dettagli sulla batteria dei prossimi top di gamma Samsung. Grazie alla registrazione presso l’ente di certificazione cinese 3C (China Compulsory Certification), sono emerse le capacità della batteria di Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra. Trattandosi di un documento ufficiale e non di un semplice leak, si tratta di informazioni particolarmente attendibili sui futuri flagship della gamma Galaxy S27.

Galaxy S27 Ultra verso i 5.700 mAhSecondo la documentazione depositata presso il 3C, Galaxy S27 Ultra avrebbe una batteria con capacità nominale di 5.534 mAh, un valore che nella scheda tecnica ufficiale di Samsung dovrebbe tradursi in una capacità dichiarata di 5.700 mAh. Galaxy S27 Pro, invece, riporta un valore nominale di 5.087 mAh, che porterebbe a una capacità ufficiale di circa 5.200 mAh.

Galaxy S27 Ultra: batteria da 5.700 mAh (stimata)

Galaxy S27 Pro: batteria da 5.200 mAh (stimata)

Aumento rispetto a Galaxy S26 Ultra: +700 mAh

Se i dati venissero confermati, Galaxy S27 Ultra guadagnerebbe circa 700 mAh in più rispetto al predecessore Galaxy S26 Ultra, un salto non banale che testimonia l’attenzione di Samsung verso l’autonomia. Anche Galaxy S27 Pro dovrebbe superare la capacità del Galaxy S26 Ultra, segno che l’intera gamma punta a un’autonomia più generosa per sostenere display, fotocamere e funzioni basate sull’intelligenza artificiale sempre più energivore.

Confermata anche la ricarica rapidaNon è la prima volta che Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra compaiono nei registri del 3C: già a inizio mese l’ente cinese aveva certificato per entrambi i modelli il supporto alla ricarica rapida cablata da 60W. Combinando le due informazioni, iniziamo ad avere un quadro più chiaro delle specifiche legate alla ricarica e all’autonomia dei due modelli di punta.

Anche i modelli standard della gamma, Galaxy S27 e Galaxy S27+, sono passati dalla certificazione 3C: per loro si parla rispettivamente di una ricarica massima da 25W e 45W, confermando una gerarchia già nota all’interno della line-up, con i modelli Pro e Ultra riservati alla ricarica più veloce da 60W.

Manca ancora tempo alla presentazione ufficiale della gamma Galaxy S27, ma la certificazione 3C ci offre già numeri concreti sulla batteria dei modelli Pro e Ultra. Nelle prossime settimane è probabile che emergano ulteriori dettagli su fotocamere, display e chipset, altri elementi chiave per completare il quadro dei prossimi flagship Samsung.

#android #galaxy #samsung

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Motorola Signature 27 arriva anche in India: fotocamera LYTIA da 200MP e Dolby Vision

Motorola ha confermato che il nuovo Signature 27 arriverà anche sul mercato indiano, dopo il debutto ann

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Motorola ha confermato che il nuovo Signature 27 arriverà anche sul mercato indiano, dopo il debutto annunciato per Regno Unito ed Europa. Il nuovo teaser pubblicato dal marchio conferma due elementi chiave del comparto fotografico: una fotocamera LYTIA da 200MP e il supporto al Dolby Vision. Prezzo e data di lancio, per il momento, restano ancora un mistero.

Fotocamera LYTIA da 200MP in primo pianoIl video teaser pubblicato dall’account ufficiale X di Motorola India accompagna il design del nuovo Signature 27 con gli slogan “Every material. obsessed.”, “Every detail. considered.” e “Crafted without compromise.”. La scocca posteriore mostra una finitura testurizzata, con un anello metallico che circonda il modulo fotografico e il logo Motorola realizzato in rilievo al centro.

Sul modulo fotografico compaiono chiaramente le scritte “200MP LYTIA” e “Dolby Vision”, anche se al momento Motorola non ha ancora rivelato i dettagli del sensore né in quali modalità di scatto o di registrazione video verrà effettivamente sfruttato il supporto Dolby Vision.

Debutta anche la colorazione verde olivaPer quanto riguarda le colorazioni, Motorola ha indicato le tonalità Pantone “19-3914 TCX Coal Smoke” e “18-0429 TCX Capulet Olive”. Nel video appare proprio la variante più vicina a quest’ultima, un verde oliva che, unito alla finitura del retro e all’anello metallico della fotocamera, dona a Signature 27 un design diverso dai soliti flagship Android.

Il nuovo smartphone era stato inizialmente avvistato sul sito ufficiale britannico di Motorola, per poi ricevere teaser dedicati anche per i mercati di Regno Unito ed Europa. Con l’annuncio del lancio indiano, il debutto di Signature 27 si allarga quindi a più mercati in contemporanea.

Presentazione completa allo Snapdragon Summit?Nel post pubblicato da Motorola India, Signature 27 viene descritto come “coming soon”, con un chiaro riferimento a un evento Qualcomm dedicato ai chip Snapdragon. Lo Snapdragon Summit 2026 è infatti in programma a partire dal 22 settembre, e potrebbe essere proprio in questa occasione che Motorola svelerà le specifiche complete del nuovo Signature 27.

Al momento, però, l’azienda non ha ancora comunicato data di lancio, prezzo o scheda tecnica completa per il mercato indiano, e non è ancora online nemmeno una pagina prodotto dedicata che possa fare chiarezza sui canali di vendita. Resta quindi da capire in quale fascia di prezzo si posizionerà questo Signature 27, che punta molto sul comparto fotografico con la doppia certificazione LYTIA e Dolby Vision. Se la presentazione arriverà davvero durante lo Snapdragon Summit, potremmo scoprire in un colpo solo anche display, batteria e le altre specifiche principali del terminale.

#android #snapdragon #motorola

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iPhone 18 Pro Max batte Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL in autonomia: ecco il test

Un nuovo test di autonomia ha messo a confronto iPhone 18 Pro Max con due tra i migliori Android in circolazione, [Galaxy S26](https://amzn.to/4e80wr0

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Un nuovo test di autonomia ha messo a confronto iPhone 18 Pro Max con due tra i migliori Android in circolazione, Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL. A condurre la prova è stato PhoneArena, che ha fatto riprodurre lo stesso video di YouTube in loop su più smartphone per verificare quale resistesse più a lungo. Il risultato vede l’iPhone di Apple in testa, ma il confronto offre spunti interessanti anche per chi guarda al mondo Android.

Il test: stessa riproduzione video per tuttiNella prova sono stati coinvolti quattro smartphone: iPhone 18 Pro Max, iPhone 17 Pro Max, Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL. Tutti i dispositivi sono stati caricati al 100%, impostati con la stessa luminosità dello schermo e collegati alla medesima rete Wi-Fi, per poi far riprodurre in loop la stessa playlist di video YouTube. La batteria residua è stata rilevata dopo 5 e 7 ore di riproduzione continua.

iPhone 18 Pro Max: 61% dopo 5 ore, 42% dopo 7 ore

Pixel 11 Pro XL: 57% dopo 5 ore, 37% dopo 7 ore

Galaxy S26 Ultra: 50% dopo 5 ore, 27% dopo 7 ore

iPhone 17 Pro Max: 48% dopo 5 ore, 22% dopo 7 ore

Tra i due Android in gara, il Pixel 11 Pro XL di Google si è comportato meglio del Galaxy S26 Ultra, mantenendo una percentuale di batteria superiore sia a 5 che a 7 ore di riproduzione. Il flagship Samsung, invece, è risultato il più penalizzato del gruppo insieme al più datato iPhone 17 Pro Max.

Batterie e chip a confrontoGuardando alle capacità delle batterie, la versione globale di iPhone 18 Pro Max utilizzata nel test dispone di 5.391 mAh, contro i 5.000 mAh di Galaxy S26 Ultra e i 5.115 mAh di Pixel 11 Pro XL. Il vantaggio in termini di capacità gioca quindi un ruolo importante nel risultato, ma da solo non basta a spiegare del tutto la differenza: secondo PhoneArena, anche l’efficienza del nuovo chip Apple A20 Pro, realizzato con processo produttivo a 2nm, ha contribuito al risultato dell’iPhone 18 Pro Max.

In Cina si punta già su batterie molto più capientiSe si guarda al panorama globale, alcuni produttori Android, soprattutto sul mercato cinese, stanno già spingendo su capacità decisamente superiori: non è raro trovare smartphone con batterie da 7.000 mAh, e i modelli con celle al silicio-carbonio arrivano in alcuni casi anche a 10.000 mAh. Il problema è che molti di questi dispositivi non vengono commercializzati in Europa o negli Stati Uniti, lasciando i flagship Android occidentali come Galaxy S26 Ultra e Pixel 11 Pro XL a confrontarsi su capacità più contenute.

Va sottolineato che il test si basa su un utilizzo molto specifico, la riproduzione continua di video da YouTube, e non è detto che lo stesso ordine si ripeta con un uso più vario, che comprenda gaming, fotografia e connettività. Resta comunque un dato di fatto interessante per chi sta valutando l’acquisto di un top di gamma Android: tra i due contendenti, il Pixel 11 Pro XL di Google si è dimostrato più efficiente del Galaxy S26 Ultra in questo specifico scenario di utilizzo.

#android #pixel #galaxy #samsung

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Xiaomi 18 Pro e Pro Max: senza Ultra, i prezzi potrebbero salire ancora

Nuove indiscrezioni fanno luce sui prezzi globali della prossima gamma Xiaomi 18. Secondo le ultime informazioni, [Xiaomi](

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Nuove indiscrezioni fanno luce sui prezzi globali della prossima gamma Xiaomi 18. Secondo le ultime informazioni, Xiaomi avrebbe deciso di non produrre una variante Ultra, lasciando che siano Xiaomi 18 Pro e il nuovo Pro Max a occupare la fascia più alta della gamma. Una scelta che, stando ai rumor, potrebbe tradursi in listini più cari rispetto alla generazione precedente.

Un lancio in due fasi, senza variante UltraRispetto alle precedenti generazioni, la gamma Xiaomi 18 dovrebbe seguire un calendario di lancio inedito. Xiaomi 18 Pro, Xiaomi 18 Pro Max e Xiaomi 18 Fold sarebbero attesi già a settembre 2026, mentre il modello standard Xiaomi 18 arriverebbe solo tra dicembre 2026 e i primi mesi del 2027. Internamente, i nomi in codice sarebbero “Venice” per il modello standard, “Hongkong” per il Pro e “Madrid” per il Pro Max.

Le indiscrezioni parlano anche di differenze a livello regionale: in India, ad esempio, non arriverebbe il modello standard, lasciando spazio solo alla gamma Pro. A completare il quadro, alcune fonti indicano che Xiaomi 18 Ultra sia stato cancellato, con il Pro Max che ne prenderebbe il posto come modello di punta assoluto della serie.

Potrebbe tornare il design trasparenteSul fronte estetico, i rumor parlano di un possibile ritorno della finitura trasparente che ha reso celebri alcuni modelli storici del marchio, come Mi 8, Mi 9 e soprattutto Mi 10 Ultra. Per la gamma Xiaomi 18, questa variante potrebbe tornare come edizione speciale riservata alla linea Pro. Si parla inoltre di un tasto fisico dedicato per richiamare le funzioni di intelligenza artificiale, segno di un’integrazione sempre più profonda tra HyperOS e le funzionalità basate sull’AI generativa.

Doppia fotocamera da 200MP e Snapdragon 8 Elite Gen 6Sotto la scocca, Xiaomi 18 Pro dovrebbe puntare sul nuovo chipset Snapdragon 8 Elite Gen 6. Il comparto fotografico è però l’elemento più atteso: secondo i rumor, sia il sensore principale che il teleobiettivo periscopico sfrutterebbero un sensore da 200MP prodotto da SmartSens, il modello “1/1.28 pollici LOFIC 3.0”, per una configurazione con doppia fotocamera da 200MP. Anche la fotocamera ultra-grandangolare dovrebbe crescere di dimensioni, contribuendo a un comparto fotografico complessivamente più performante.

Sul fronte prezzi, le stime indicano una forbice tra 1.249 e 1.349 dollari per Xiaomi 18 Pro, mentre Xiaomi 18 Pro Max potrebbe costare tra 1.399 e 1.499 dollari. Il modello standard, in arrivo più avanti, dovrebbe invece posizionarsi tra 899 e 999 dollari. Va ricordato che si tratta ancora di indiscrezioni e non di specifiche ufficiali: se confermato l’addio a Xiaomi 18 Ultra, sarà interessante capire quanto Pro e Pro Max riusciranno a convincere gli utenti nonostante il possibile aumento di prezzo.

#android #snapdragon #xiaomi18

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Samsung Exynos torna a crescere: quota di mercato al 9% grazie a Galaxy S26

I chipset Exynos di Samsung stanno tornando protagonisti nel mercato degli smartphone. Secondo i dati dif

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I chipset Exynos di Samsung stanno tornando protagonisti nel mercato degli smartphone. Secondo i dati diffusi da Counterpoint Research, nel secondo trimestre del 2026 la quota globale di Exynos tra i chipset per smartphone ha raggiunto il 9%, il valore più alto registrato da quando l’analisi è iniziata, nel 2024.

Galaxy S26 riporta Exynos tra i top di gammaIl principale motore di questa crescita è il ritorno di Exynos sui modelli di punta di Samsung. Negli ultimi anni l’azienda coreana aveva progressivamente ampliato l’uso dei chipset Qualcomm sui modelli più costosi della serie Galaxy S, ma con la gamma Galaxy S26 del 2026 alcune varianti tornano a utilizzare l’Exynos 2600 di produzione interna.

Exynos continua inoltre a essere presente anche nella fascia media, sulla serie Galaxy A: quest’anno sia Galaxy A57 che Galaxy A37 utilizzano chip Exynos, garantendo al marchio una presenza solida sia sul segmento premium che su quello più accessibile. È proprio questa doppia presenza, tra flagship e fascia media, ad aver spinto la quota di mercato verso l’alto.

Nel secondo trimestre del 2026 la quota di Exynos è cresciuta di 2 punti percentuali rispetto al trimestre precedente e di 3 punti rispetto allo stesso periodo dell’anno scorso, un andamento che secondo Counterpoint non sembra una fluttuazione temporanea, ma il segno di una strategia precisa da parte di Samsung.

MediaTek resta leader del mercatoNonostante la crescita di Exynos, la classifica generale del mercato dei chipset per smartphone resta guidata da MediaTek, che nel secondo trimestre 2026 ha registrato una quota globale del 31%, grazie alla diffusione delle famiglie Dimensity e Helio su un’ampia gamma di fasce di prezzo.

MediaTek: 31% (1° posto)

Qualcomm: 23% (2° posto)

Apple: 19% (3° posto)

Samsung Exynos: 9%

Al secondo posto si posiziona Qualcomm con il 23%, mentre il terzo gradino è occupato da Apple con il 19%, un dato che riguarda esclusivamente i chip della serie A destinati agli iPhone. Exynos resta quindi ancora lontano dai principali attori del mercato, ma il ritorno all’interno dei flagship Samsung ha permesso al chipset coreano di risalire con costanza negli ultimi trimestri.

Il ritorno di Exynos 2600 su Galaxy S26 rappresenta per Samsung un passo importante nella strategia di puntare nuovamente sui chip proprietari anche per i modelli più costosi. Se l’azienda continuerà a impiegare Exynos sia sulla serie Galaxy S che su quella Galaxy A, la sua presenza nel mercato dei chipset per smartphone potrebbe continuare a crescere nei prossimi trimestri.

#android #galaxy #samsung

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Xperia 1 VIII: le prestazioni reali sono più stabili di quanto sembrasse (lo dice Geekbench 7)

Torniamo a parlare delle prestazioni di Xperia 1 VIII, dopo che in passato avevamo segnalato, sulla base dei dati raccolti con Geekbench 6, un’ampia v

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Torniamo a parlare delle prestazioni di Xperia 1 VIII, dopo che in passato avevamo segnalato, sulla base dei dati raccolti con Geekbench 6, un’ampia variabilità tra un test e l’altro, sintomo di una certa instabilità prestazionale. Con l’arrivo di Geekbench 7 e la raccolta di nuovi dati, abbiamo deciso di rifare i conti: il quadro che ne emerge è piuttosto diverso, e più incoraggiante, di quanto sembrasse inizialmente.

Geekbench 6 contro Geekbench 7: il confronto dei numeriAnalizzando un campione di 50 test per ciascuna versione del benchmark, i risultati medi, mediani e la deviazione standard raccontano una storia interessante.

Geekbench 6, Single-Core: media 3.037,7, mediana 3.255,0, deviazione standard 551,9

Geekbench 6, Multi-Core: media 8.413,9, mediana 9.045,0, deviazione standard 1.351,9

Geekbench 7, Single-Core: media 2.781,4, mediana 2.804,5, deviazione standard 188,4

Geekbench 7, Multi-Core: media 8.967,4, mediana 9.286,5, deviazione standard 1.044,3

Non conta il punteggio, ma la deviazione standardÈ importante chiarire che Geekbench 6 e Geekbench 7 utilizzano criteri di misurazione e carichi di lavoro differenti, quindi confrontare direttamente i punteggi numerici tra le due versioni non avrebbe alcun senso. Il dato davvero interessante è invece un altro: la drastica riduzione della deviazione standard, cioè della dispersione tra un risultato e l’altro.

Nel passaggio da Geekbench 6 a Geekbench 7, la deviazione standard sul Single-Core è scesa da 551,9 a 188,4, un calo netto, mentre sul Multi-Core è passata da 1.351,9 a 1.044,3. Con Geekbench 6, sia i test single-core che multi-core mostravano un’ampia variabilità di punteggio, probabilmente legata al surriscaldamento e al throttling termico durante le misurazioni. Con Geekbench 7, questa variabilità si è ridotta in modo evidente.

Perché la variabilità è diminuita?Trattandosi dello stesso identico dispositivo, un semplice cambio di versione del benchmark non può aver modificato dall’oggi al domani il comportamento termico o il sistema di dissipazione di Xperia 1 VIII. La tendenza del terminale a innescare un throttling piuttosto aggressivo sotto carichi estremi resta probabilmente presente. La spiegazione più plausibile va quindi ricercata nel metodo di misurazione adottato da Geekbench 7, pensato per simulare carichi di lavoro più realistici e vicini all’uso quotidiano delle app, rispetto ai picchi di carico estremi e prolungati tipici dei benchmark sintetici tradizionali. In altre parole, valutando il chip con un carico “più simile all’uso reale”, la variabilità dei punteggi si riduce sensibilmente.

Nell’uso quotidiano, meno sbalzi di quanto temutoIl quadro che emerge da questa nuova analisi è che Xperia 1 VIII, pur mantenendo un comportamento di throttling piuttosto aggressivo sotto stress prolungato, offre nell’uso quotidiano prestazioni più stabili di quanto i primi dati con Geekbench 6 lasciassero pensare. Nei benchmark sintetici più estremi il punteggio poteva variare parecchio, ma in scenari di utilizzo più vicini alla realtà, come misurato da Geekbench 7, il terminale Sony si comporta in modo decisamente più costante.

Continueremo a monitorare le prestazioni di Xperia 1 VIII, includendo test su giochi reali e sessioni d’uso prolungate, per verificare se questa maggiore stabilità si confermi anche nell’utilizzo di tutti i giorni.

#android #sony

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Google conferma: durante un test di sicurezza Gemini ha violato i sistemi di tre aziende reali

Google ha confermato un episodio delicato riguardante la sicurezza della sua intelligenza artificiale: dur

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Google ha confermato un episodio delicato riguardante la sicurezza della sua intelligenza artificiale: durante un test di cybersecurity condotto nel maggio 2026, Gemini è riuscita ad accedere ai sistemi informatici di tre aziende realmente esistenti, non simulate. L’IA ha sfruttato una connessione a Internet per tentare, con successo in alcuni casi, di violare le infrastrutture di queste realtà.

Come Gemini ha violato le tre aziendeIl test è stato realizzato insieme a Irregular, azienda specializzata in sicurezza per i modelli di intelligenza artificiale. Secondo quanto riportato da Google, Gemini ha avuto accesso ai sistemi di tre aziende distinte durante l’esperimento. In un caso, l’IA è riuscita a indovinare una password e a entrare direttamente nel sistema; negli altri due, ha invece utilizzato credenziali trovate in repository pubblici online.

Il punto più delicato della vicenda è che non si trattava di ambienti simulati, ma di infrastrutture reali appartenenti ad aziende esistenti. La notizia è emersa solo dopo un’inchiesta del Wall Street Journal, e Google ha ammesso di non aver comunicato pubblicamente l’accaduto prima di essere contattata dalla testata. L’azienda sostiene comunque di aver già informato le tre aziende coinvolte e che nessuna di esse abbia subito danni concreti. È inoltre emerso che, durante il test, era stato inavvertitamente lasciato aperto l’accesso a Internet da parte di Irregular.

Per Google non si tratta di un modello “fuori controllo”Google ha voluto chiarire che l’episodio non rappresenta un caso di deviazione del modello dai propri limiti di sicurezza. Gemini avrebbe agito inizialmente come previsto dal test, per poi interrompere autonomamente le proprie azioni non appena ha stabilito che l’obiettivo non era un ambiente simulato ma un’infrastruttura reale.

Heather Adkins, vicepresidente per l’ingegneria della sicurezza di Google, ha definito l’episodio un esempio importante di quanto sia necessario addestrare i modelli avanzati di intelligenza artificiale a comportarsi in modo responsabile. Google ha inoltre spiegato che notificare alle aziende coinvolte eventuali vulnerabilità scoperte durante i test è una prassi già in uso da parte dei team di sicurezza, applicata anche in questo caso.

Non è un caso isolato tra i big dell’IAGoogle non è l’unica azienda ad aver riscontrato episodi simili. Anche OpenAI e Anthropic hanno segnalato casi in cui i propri modelli, durante test di sicurezza, hanno finito per colpire organizzazioni reali superando i confini dell’ambiente di prova. Con l’aumento delle capacità dei modelli di IA, distinguere con certezza un ambiente simulato da un sistema reale, e prevenire azioni non volute, diventa una sfida sempre più centrale per l’intero settore.

Google ha dichiarato di aver notificato l’accaduto anche alle autorità federali statunitensi, mentre non ha reso pubblico il nome esatto del modello Gemini utilizzato nel test. Trattandosi di una prova condotta nel maggio 2026, è comunque certo che non si tratti dell’ultima generazione di Gemini, arrivata nella seconda metà dell’anno.

#ai #google #android #gemini

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Gli utenti Android vogliono fotocamera e software solidi, non solo intelligenza artificiale

Negli eventi di presentazione dei nuovi smartphone, le funzioni basate sull’intelligenza artificiale occupano ormai uno spazio sempre più centrale. Un

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Negli eventi di presentazione dei nuovi smartphone, le funzioni basate sull’intelligenza artificiale occupano ormai uno spazio sempre più centrale. Un sondaggio condotto tra i lettori di Android Authority racconta però una storia diversa: quando si tratta di scegliere un nuovo telefono, gli utenti Android sembrano dare priorità ad aspetti più concreti rispetto alle funzioni AI più recenti.

Fotocamera e software in cima alla listaInterrogati su cosa considerano più importante nell’acquisto di un nuovo smartphone, i lettori di Android Authority hanno indicato soprattutto la qualità della fotocamera e un’esperienza software pulita e senza intoppi. Si tratta di due aspetti con cui l’utente entra in contatto quotidianamente, il che spiega perché vengano percepiti come prioritari.

Subito dopo, tra le risposte più frequenti, compaiono le prestazioni del processore e l’affidabilità nel tempo: elementi che incidono non solo sull’esperienza d’uso iniziale, ma anche sulla longevità del dispositivo nell’arco di diversi anni di utilizzo.

Ecosistema e personalizzazione meno rilevanti del previstoUn dato interessante riguarda l’integrazione tra dispositivi diversi, spesso messa in primo piano dai produttori nelle proprie campagne di marketing: nel sondaggio, questo aspetto ha raccolto un consenso relativamente basso. Anche la possibilità di personalizzare a fondo il sistema e la disponibilità di app, elementi che gli utenti Android citano spesso come punto di forza rispetto a iOS, non sono risultati tra le priorità principali.

“Fare bene le cose di ogni giorno”Non è la prima volta che Android Authority rileva questa tendenza: anche in un sondaggio precedente, condotto qualche mese fa, gli utenti avevano dimostrato di apprezzare di più un’esperienza software pulita rispetto all’introduzione di tecnologie nuove. In molte risposte è tornato lo stesso concetto: gli utenti vogliono uno smartphone che gestisca bene telefonate, messaggi, fotocamera, app e navigazione web di tutti i giorni, più che l’ennesima funzione AI aggiuntiva.

Fotocamera e software puliti in cima alle preferenze

Prestazioni e affidabilità a lungo termine subito dopo

Ecosistema tra dispositivi e personalizzazione meno determinanti del previsto

Richiesta diffusa anche per modelli compatti, più facili da usare con una mano

Il sondaggio riguarda solo i lettori di Android Authority e non può essere considerato rappresentativo di tutto il pubblico Android, ma trova un riscontro anche nei dati di vendita: secondo i numeri relativi al secondo trimestre 2026 citati dalla stessa testata, i modelli entry-level di Samsung risultano tra i più venduti. Un segnale che i produttori, tra funzioni AI sempre più numerose, difficilmente possono permettersi di ignorare.

#ai #android #samsung

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Arc X1: la console portatile Android con schermo 120Hz e Snapdragon G2 Gen 2

Il produttore indiano Arc ha presentato la sua prima console portatile, la Arc X1, basata su Android e pensata per giocare non solo ai titoli del [Pla

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Il produttore indiano Arc ha presentato la sua prima console portatile, la Arc X1, basata su Android e pensata per giocare non solo ai titoli del Play Store, ma anche a emulatori e servizi di cloud gaming. Il cuore del dispositivo è lo Snapdragon G2 Gen 2 di Qualcomm, affiancato da un display da 7 pollici con refresh rate a 120Hz.

Hardware da gaming portatileArc X1 monta 8GB di RAM LPDDR5X e 128GB di storage UFS 3.1, con la possibilità di espandere la memoria tramite microSD. Per gestire il calore generato durante le sessioni di gioco prolungate, il produttore ha integrato un sistema di raffreddamento attivo con ventola dedicata, pensato per mantenere prestazioni stabili nel tempo.

Il pannello LCD da 7 pollici ha risoluzione Full HD (1920×1080) in formato 16:9, refresh rate fino a 120Hz e vetro Corning Gorilla Glass 3 a protezione della superficie. Sul fronte dei controlli, la console offre stick analogici intercambiabili con protezione anti-drift, pulsanti ABXY a microswitch, un tasto direzionale e due dorsali programmabili, oltre al feedback aptico grazie a due motori Linear Resonant Actuator.

OwlOS, un Android su misura per il gamingLa caratteristica più interessante di Arc X1 è probabilmente OwlOS, il sistema operativo sviluppato internamente sopra una base AOSP. Oltre ai normali giochi Android, OwlOS supporta nativamente emulatori e piattaforme di cloud streaming, e consente di personalizzare in modo granulare le impostazioni per ogni singolo gioco: scaling della risoluzione, curva di rotazione della ventola e mappatura dei comandi possono essere regolati titolo per titolo.

Batteria da 9300 mAh con ricarica rapida cablata a 27W

Fino a 8 ore di autonomia in modalità silenziosa, secondo Arc

Wi-Fi 6E e Bluetooth 5.4, jack audio da 3,5 mm e doppio microfono

Porta USB Type-C 3.1 e altoparlanti stereo frontali

Prezzo e disponibilitàArc X1 sarà proposto a 29.500 rupie indiane per chi si è registrato in anticipo nella waiting list, mentre il prezzo di listino sarà di 33.500 rupie. Le vendite al pubblico partiranno il 2 ottobre. Con uno Snapdragon dedicato al gaming, uno schermo a 120Hz e un sistema operativo Android personalizzato per l’occasione, Arc X1 punta soprattutto a chi cerca un’unica console portatile capace di gestire giochi Android, emulazione e cloud gaming.

#android #snapdragon

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Proactive Assistance, la funzione AI di Pixel 11, potrebbe arrivare anche su Pixel 10

Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i [Pixel 11](https://android

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Proactive Assistance, una delle funzioni AI più interessanti introdotte con i Pixel 11, potrebbe non restare esclusiva della gamma più recente. Alcuni riferimenti alla funzione sono stati individuati anche su un Pixel 10 Pro XL con installata l’ultima beta di Android 17, lasciando intendere che Google stia valutando di estenderla anche alla generazione precedente.

Gemini che anticipa le esigenze dell’utenteProactive Assistance si basa su Gemini e rappresenta un’evoluzione della funzione Magic Cue già presente sui Pixel 10. L’idea alla base è quella di un assistente che non si limita a rispondere alle domande, ma osserva il contesto della conversazione o dell’attività in corso per suggerire in anticipo informazioni utili.

Un esempio pratico: se durante una conversazione su Google Messaggi un amico chiede l’indirizzo di casa, Gemini può individuare il contesto e proporre direttamente l’indirizzo come suggerimento, senza che l’utente debba cercarlo manualmente.

La scoperta sul Pixel 10 Pro XLLa segnalazione arriva dal canale YouTube In Depth Tech Reviews, che ha installato Android 17 QPR2 Beta 5 su un Pixel 10 Pro XL trovando la voce Proactive Assistance già presente nel menu delle impostazioni. Rispetto ai Pixel 11, dove la funzione compare con un’icona blu nella parte bassa del menu, sul Pixel 10 in beta l’icona è gialla, a forma di lampadina, e posizionata leggermente più in alto; anche il testo descrittivo presenta piccole differenze.

Aprendo la voce di menu, la struttura delle impostazioni risulta quasi identica su entrambe le generazioni: è possibile attivare l’opzione “Use Proactive Assistance” e scegliere l’assistente digitale da utilizzare, un’impostazione presente anche sui Pixel 11.

Altre novità in arrivo con Android 17 QPR2Nuovo tile “Audio Streams” nelle impostazioni rapide

Grafica aggiornata per la sezione Notification Intelligence

Pagina unica che raggruppa le impostazioni di batteria e ricarica, già presente sui Pixel 11

Va precisato che al momento si tratta soltanto di una versione beta: non è detto che Google decida di rendere Proactive Assistance disponibile in modo definitivo sui Pixel 10. Se la funzione dovesse arrivare anche sui modelli meno recenti, il divario tra le due generazioni Pixel si ridurrebbe ulteriormente, un aspetto sicuramente gradito da chi possiede un Pixel 10.

#ai #google #android #gemini #pixel

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Samsung Gallery si sincronizza direttamente con Google Foto: addio a OneDrive

Samsung Gallery, l’app foto preinstallata sui dispositivi [Galaxy](https://androidiani.net/category/samsu

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Samsung Gallery, l’app foto preinstallata sui dispositivi Galaxy, ha iniziato a supportare la sincronizzazione diretta con Google Foto. Fino ad oggi il backup su cloud dell’app passava principalmente da OneDrive, grazie alla partnership tra Samsung e Microsoft; da ora in poi gli utenti Galaxy potranno scegliere Google Foto come destinazione diretta del backup.

La fine della collaborazione con OneDriveLa novità è comparsa nella versione 15.9.01.7 di Samsung Gallery, che introduce nelle impostazioni una nuova voce chiamata “Sincronizza foto e video”. Il rilascio, al momento, non riguarda tutti i dispositivi Galaxy: sembra trattarsi di un roll-out graduale.

La collaborazione tra Samsung e Microsoft per il backup su OneDrive terminerà a fine settembre, e la nuova integrazione con Google Foto arriva proprio in tempo per offrire agli utenti un’alternativa. Altri produttori Android, tra cui OnePlus e Xiaomi, offrono già da tempo una sincronizzazione diretta tra la propria app galleria e Google Foto.

Come funziona la sincronizzazioneLa funzione si appoggia a un servizio chiamato “Gallery Cloud Sync”: foto e video vengono caricati su Google Foto mantenendo la qualità originale. Le due app restano inoltre collegate anche per quanto riguarda le eliminazioni: cancellando un contenuto sincronizzato da Samsung Gallery o da Google Foto, il file viene rimosso automaticamente anche dall’altra app e dal cloud.

Per utilizzare la funzione è necessario un dispositivo Samsung con Android 13 o versioni successive, oltre all’accesso sia con l’account Samsung sia con l’account Google. È possibile scegliere quali album sincronizzare e decidere se consentire la sincronizzazione anche tramite dati mobili o in roaming.

Un limite da tenere presenteSamsung Gallery non diventa un client alternativo completo per Google Foto: le foto caricate in passato direttamente tramite l’app di Google non compaiono all’interno di Samsung Gallery. Solo i contenuti sincronizzati tramite la nuova funzione risultano visibili su entrambe le piattaforme.

Per verificare se la funzione è già disponibile sul proprio dispositivo basta aprire Samsung Gallery e seguire il percorso Menu > Impostazioni > Sincronizzazione > Sincronizza foto e video: se la voce compare, la sincronizzazione con Google Foto è attivabile. Si tratta di un cambiamento rilevante per chi utilizzava OneDrive e ora si trova a dover scegliere una nuova soluzione di backup.

#google #android #galaxy #samsung #googlefoto

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One UI 9 su Galaxy S25, Z Fold7 e Z Flip7: ecco quando arriva l’update ad Android 17

Samsung ha reso noto il calendario di rilascio della versione stabile di One UI 9, basata su Android 17,

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Samsung ha reso noto il calendario di rilascio della versione stabile di One UI 9, basata su Android 17, per Galaxy S25, Galaxy Z Fold 7 e Galaxy Z Flip 7. Secondo un comunicato stampa pubblicato per il mercato thailandese, il rilascio in quel Paese inizierà il 28 settembre, ma in alcune regioni come la Corea del Sud l’aggiornamento potrebbe arrivare prima.

Il rollout parte dai Galaxy S26Secondo Samsung, la distribuzione di One UI 9 per i Galaxy S26 è partita il 21 settembre, inizialmente in Corea del Sud e in fase di espansione verso altri mercati. Solo successivamente l’aggiornamento raggiungerà Galaxy S25, Galaxy Z Fold 7 e Galaxy Z Flip 7, con la Thailandia che riceverà l’update dal 28 settembre, circa dieci giorni dopo l’annuncio.

Va precisato che si tratta della data di rilascio per il mercato thailandese: in base alle precedenti strategie di Samsung, che spesso scagliona i rilasci per area geografica, è possibile che in Corea del Sud e in altri mercati l’update arrivi prima del 28 settembre. Al momento non è stata comunicata una data precisa per il mercato italiano.

Le novità di One UI 9One UI 9 è un aggiornamento corposo basato su Android 17, già presente di fabbrica su Galaxy Z Fold 8, Galaxy Z Fold 8 Ultra e Galaxy Z Flip 8, e ora in arrivo anche sui modelli precedenti a partire dai Galaxy S26.

Now Nudge: nuova funzione AI che mostra suggerimenti contestuali in base a ciò che l’utente sta facendo sullo schermo

Pannello delle impostazioni rapide ridisegnato, con maggiore possibilità di personalizzazione

Integrazione più profonda con Gemini

Miglioramenti alla funzione fotografica My FanCam di Samsung

Per chi possiede un Galaxy S25, uno Z Fold 7 o uno Z Flip 7, One UI 9 rappresenta quindi un aggiornamento piuttosto rilevante, sia dal punto di vista estetico che funzionale. Il rilascio partirà ufficialmente dalla Thailandia il 28 settembre, ma la distribuzione dovrebbe estendersi rapidamente anche ad altri mercati nelle settimane successive.

#android #gemini #galaxy #samsung

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iPhone 18 Pro Max batte OnePlus 15 e iQOO 15 Ultra nei test di temperatura sotto stress

Due nuovi test indipendenti hanno confrontato le temperature raggiunte durante il gaming da iPhone 18 Pro Max e da alcuni tra gli smartphone Android p

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Due nuovi test indipendenti hanno confrontato le temperature raggiunte durante il gaming da iPhone 18 Pro Max e da alcuni tra gli smartphone Android più orientati al gaming, come OnePlus 15 e iQOO 15 Ultra. I risultati offrono uno spunto interessante per chi segue da vicino le prestazioni degli smartphone Android di fascia alta durante sessioni di gioco prolungate.

Il confronto con la generazione precedente di iPhoneIl canale YouTube The Tech Chap ha confrontato le temperature raggiunte da iPhone 16 Pro Max, iPhone 17 Pro Max e iPhone 18 Pro Max durante dieci minuti di gioco continuativo. Il primo ha toccato 42,9 gradi, il secondo si è fermato a 38,7 gradi, mentre iPhone 18 Pro Max ha raggiunto 37,2 gradi, circa 1,5 gradi in meno rispetto al modello precedente nonostante la vapor chamber più grande introdotta da Apple.

Il confronto diretto con gli smartphone gaming AndroidPiù interessante per il pubblico Android è il secondo test, condotto dal canale Geekerwan, che ha messo a confronto iPhone 18 Pro Max con OnePlus 15 e iQOO 15 Ultra, quest’ultimo uno smartphone pensato specificamente per il gaming e dotato di ventola di raffreddamento dedicata.

iPhone 18 Pro Max: 5,9W di potenza, 44,3°C di temperatura interna

OnePlus 15: 6,1W di potenza, 47,2°C di temperatura interna

iQOO 15 Ultra (ventola spenta): 5,9W di potenza, 47,2°C di temperatura interna

iQOO 15 Ultra (ventola attiva): 7,3W di potenza, 46,2°C di temperatura interna

A parità di consumo energetico, iPhone 18 Pro Max ha quindi mantenuto una temperatura interna più bassa rispetto a entrambi gli smartphone Android testati, incluso iQOO 15 Ultra anche con la ventola di raffreddamento attiva.

La temperatura non è tuttoVa sottolineato che il ruolo di un sistema di raffreddamento non si limita ad abbassare la temperatura superficiale: serve soprattutto a distribuire il calore in modo efficiente per mantenere le prestazioni costanti durante sessioni di gioco lunghe, evitando il throttling. Per questo motivo, valutare il raffreddamento di uno smartphone richiede di analizzare anche il mantenimento delle prestazioni nel tempo, non solo il dato della temperatura. Resta comunque un risultato che vale la pena tenere d’occhio per chi valuta l’acquisto di uno smartphone Android orientato al gaming nei prossimi mesi.

#android

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Galaxy S27 Ultra, batteria da 5700 mAh: la più grande di sempre per un top di gamma Samsung

Alcuni documenti di certificazione emersi in Cina suggeriscono che Samsung stia per aumentare in modo sig

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Alcuni documenti di certificazione emersi in Cina suggeriscono che Samsung stia per aumentare in modo significativo la capacità della batteria della prossima serie Galaxy S27. Secondo queste informazioni, Galaxy S27 Pro monterebbe una batteria da 5200 mAh, mentre Galaxy S27 Ultra arriverebbe addirittura a 5700 mAh.

Un balzo del 13% per il modello UltraIl dato più interessante riguarda proprio Galaxy S27 Ultra: rispetto ai 5000 mAh dell’attuale Galaxy S26 Ultra, un valore da 5700 mAh rappresenterebbe un aumento di circa il 13%. Non è un dettaglio da poco, considerando che Samsung mantiene sostanzialmente invariata la capienza delle batterie dei suoi top di gamma dai tempi di Galaxy S20 Ultra.

Se le informazioni dovessero essere confermate, si tratterebbe del primo vero salto in avanti sul fronte della batteria per la serie Ultra in circa sei anni. Le certificazioni cinesi di tipo 3C indicano anche che entrambi i modelli, Galaxy S27 Pro e Galaxy S27 Ultra, dovrebbero mantenere il supporto alla ricarica rapida cablata da 60W, già presente su Galaxy S26 Ultra: in questo caso, quindi, la vera novità riguarderebbe soprattutto la capacità della batteria.

Il possibile ruolo delle batterie al silicio-carbonioDietro il possibile aumento di capacità potrebbe esserci l’adozione della tecnologia silicio-carbonio, già diffusa soprattutto tra i produttori cinesi, ma finora affrontata con cautela da Samsung e da altri grandi marchi, complice il rischio di un degrado più rapido rispetto alle tradizionali batterie agli ioni di litio.

Samsung ha già utilizzato in parte questa tecnologia sui suoi pieghevoli lanciati nel 2026, anche se in modo limitato. Se Galaxy S27 dovesse effettivamente offrire batterie più capienti, è probabile che l’azienda abbia lavorato proprio sull’evoluzione di questa tecnologia per riuscire ad aumentare l’autonomia senza compromettere eccessivamente le dimensioni e il peso del dispositivo.

Ancora presto per avere certezzeVa ricordato che si tratta al momento solo di informazioni trapelate tramite documenti di certificazione, e non di specifiche ufficiali confermate da Samsung. Considerando però che display ad alta frequenza di aggiornamento e chip sempre più potenti continuano a far crescere i consumi, un aumento della capacità della batteria sarebbe comunque una mossa coerente con le esigenze reali degli utenti. Se Galaxy S27 Ultra dovesse davvero arrivare a 5700 mAh, si tratterebbe di un cambiamento generazionale piuttosto significativo per la linea Ultra di Samsung.

#android #leak #galaxy #samsung

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ColorOS 17 su Android 17: ecco il calendario di aggiornamento per gli smartphone OPPO

OPPO ha presentato ufficialmente ColorOS 17, la nuova versione della propria interfaccia personalizzata basata su Android 17, pubblicando anche il cal

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OPPO ha presentato ufficialmente ColorOS 17, la nuova versione della propria interfaccia personalizzata basata su Android 17, pubblicando anche il calendario di distribuzione per il mercato cinese. L’aggiornamento porta con sé una veste grafica rinnovata e un ampliamento significativo delle funzioni basate sull’intelligenza artificiale.

Si parte dai top di gamma più recentiSecondo la roadmap diffusa da OPPO, la distribuzione inizierà nella prima decade di ottobre, partendo dai modelli pieghevoli e dai più recenti smartphone della serie Find. Ecco il calendario indicativo per il mese di ottobre:

8 ottobre: OPPO Find N6 e OPPO Find X9 (incluse le varianti Ultra e Pro)

16 ottobre: OPPO Find N5, OPPO Find X8, OPPO Pad 5 Pro e serie OPPO Pad Mini

20-22 ottobre: OPPO Watch X3 (dal 20) e OPPO Reno16 Pro / Reno16 (dal 22)

30 ottobre: OPPO Watch X2

Da fine novembre tocca ai modelli meno recentiDopo la prima fase dedicata ai modelli di punta, dal 26 novembre l’aggiornamento raggiungerà anche i top di gamma delle generazioni precedenti, la popolare serie Reno e diversi tablet: tra i dispositivi coinvolti figurano OPPO Find N3, Find X7, Reno15, Reno14, la serie K15 e i tablet Pad 6 e Pad 5.

Design più fluido e nuove funzioni AICon ColorOS 17, OPPO introduce “Fluid Design”, un linguaggio grafico pensato per rendere più coerente e fluida l’esperienza in tutto il sistema. Grazie a un sistema che apprende le abitudini d’uso delle app per allocare meglio le risorse, OPPO dichiara un miglioramento di circa il 55,6% nella capacità di mantenere le app aperte in background, oltre a tempi di avvio più rapidi e maggiore stabilità generale.

Sul fronte dell’intelligenza artificiale, ColorOS 17 amplia diverse funzioni pensate per la vita quotidiana e il lavoro: dalla creazione automatica di itinerari di viaggio all’analisi intelligente di documenti e foto scattate, fino a strumenti anti-truffa pensati per proteggere l’utente durante chiamate e utilizzo delle app.

Il calendario diffuso da OPPO riguarda per ora solo il mercato cinese: resta da vedere quando la stessa roadmap, o una simile, verrà annunciata anche per i mercati globali, Italia inclusa.

#android #oppo

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Data della patch di sicurezza non basta più: Google introduce un nuovo sistema di verifica per Android

Per anni, la data della patch di sicurezza è stata il principale indicatore usato per valutare quanto uno smartphone Android fosse protetto. [Google](

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Per anni, la data della patch di sicurezza è stata il principale indicatore usato per valutare quanto uno smartphone Android fosse protetto. Google ha però introdotto un nuovo sistema che permette di verificare in modo molto più preciso quali correzioni di sicurezza sono effettivamente applicate su un dispositivo, andando oltre la semplice data mostrata nelle impostazioni.

I limiti della sola data della patchSu Android non tutte le componenti del sistema vengono aggiornate nello stesso momento: oltre agli update di sistema rilasciati dai produttori, esistono componenti aggiornabili direttamente tramite Google Play. Questo significa che la data della patch di sicurezza mostrata sul dispositivo può restare invariata anche quando una specifica vulnerabilità è già stata corretta.

Per colmare questo divario, Google ha rilasciato la versione stabile delle librerie AndroidX “Security State” e “Security State Provider”. Grazie a questi strumenti, le app possono verificare quali correzioni di sicurezza sono già state applicate al dispositivo, quali sono le più recenti disponibili e se sono in attesa aggiornamenti già rilasciati ma non ancora installati.

Utile soprattutto per le app bancarieL’ambito in cui questo nuovo sistema potrebbe rivelarsi più utile è quello delle app che richiedono un livello di sicurezza elevato, come quelle bancarie. Un’app potrà verificare, prima di consentire un’operazione delicata, se una determinata correzione di sicurezza è effettivamente presente sul dispositivo. Se un aggiornamento necessario è già disponibile ma non ancora installato, l’app potrà invitare l’utente ad aggiornare invece di bloccare semplicemente l’operazione.

Secondo Google, le app potranno anche verificare se specifiche vulnerabilità identificate con un codice CVE risultano corrette sul dispositivo: ad esempio, controllare che una falla relativa a NFC o Bluetooth sia stata risolta prima di abilitare funzioni come i pagamenti contactless o la condivisione dati a corto raggio.

Un ruolo anche per i produttori, a partire da Android 17Il nuovo sistema porta benefici anche ai produttori di smartphone. In alcuni casi, un’azienda applica una correzione di sicurezza specifica senza aggiornare la data generale della patch mostrata sul dispositivo. Con Android 17, i produttori potranno comunicare informazioni più dettagliate sulle singole correzioni applicate, rendendole disponibili alle app tramite gli strumenti Security State.

In pratica, anche se la data della patch di sicurezza mostrata su un telefono risultasse leggermente datata, le app potranno comunque verificare con precisione se una determinata vulnerabilità è già stata risolta. Si tratta di un cambiamento che avviene perlopiù in background e che gli utenti difficilmente noteranno in modo diretto, ma che potrebbe diventare uno standard importante per le app bancarie, di pagamento e di comunicazione nei prossimi mesi.

#google #privacy #android

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Motorola Signature 27 in arrivo: un nuovo teaser conferma il debutto il 22 settembre

Motorola ha pubblicato un nuovo teaser che anticipa un annuncio in programma per il 22 settembre 2026. I

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Motorola ha pubblicato un nuovo teaser che anticipa un annuncio in programma per il 22 settembre 2026. Il video, che mostra una serie di dettagli ravvicinati su diversi materiali, non svela il nome del prodotto, ma tutto lascia pensare al debutto della nuova serie Signature 27.

Lo stesso claim già usato per Signature 27Motorola ha condiviso il teaser sul proprio account X ufficiale, accompagnato dal messaggio “A new perspective is coming” e dalla data del 22 settembre. Le immagini si concentrano su primi piani di superfici e tessuti, senza mostrare il design completo del dispositivo né alcuna specifica tecnica.

Lo stesso slogan, “A new perspective is coming”, era già stato utilizzato da Motorola per anticipare Signature 27, il successore del Motorola Signature lanciato a gennaio 2026. Anche la pagina di registrazione presente su alcuni siti ufficiali dell’azienda utilizza la medesima frase, un indizio piuttosto forte che il dispositivo in arrivo il 22 settembre sia proprio Signature 27.

La cura dei materiali resta un tratto distintivoIl dettaglio più interessante del nuovo video riguarda proprio l’attenzione riposta sui materiali. Il Motorola Signature originale si distingueva per finiture in tessuto ispirate a twill e lino, un’alternativa ai classici rivestimenti in vetro o metallo utilizzati dalla maggior parte degli smartphone Android.

Non è possibile, dalle sole immagini del teaser, identificare con certezza i materiali che verranno utilizzati su Signature 27, ma se Motorola dovesse confermare l’impostazione della prima generazione, è plausibile aspettarsi ancora una volta finiture particolari sulla scocca posteriore come elemento distintivo del design.

Possibile lancio anche negli Stati UnitiIl teaser è comparso anche sul sito ufficiale statunitense di Motorola, un segnale che lascia intendere un possibile lancio di Signature 27 anche negli Stati Uniti. La sola presenza del teaser sul sito USA non conferma però in modo definitivo la commercializzazione nel Paese, che al momento resta un’ipotesi.

Il 22 settembre dovrebbero arrivare informazioni più dettagliate su nome, mercati di lancio, design, specifiche tecniche e prezzo. Settembre si conferma un mese particolarmente movimentato per il mercato degli smartphone, con Motorola pronta ad aggiungere un nuovo capitolo dopo il debutto della serie iPhone 18 e le tante novità in ambito Android delle ultime settimane.

#android #leak #motorola

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Pixel, l’aggiornamento Android 17 QPR1 porta bug su touch screen e connettività

Questa settimana Google ha avviato il rilascio di Android 17 QPR1 per gli smartphone [Pixel](https://andro

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Questa settimana Google ha avviato il rilascio di Android 17 QPR1 per gli smartphone Pixel, come parte del Pixel Drop di settembre. L’aggiornamento introduce alcuni miglioramenti minori, ma come spesso accade dopo un rilascio importante, un certo numero di utenti sta segnalando bug e comportamenti anomali sui propri dispositivi.

Le segnalazioni più critiche su RedditAnalizzando le discussioni pubblicate sulle community online, in particolare su Reddit, emergono alcuni problemi che toccano direttamente l’usabilità quotidiana dei Pixel. I più critici riguardano lo schermo e il touch: alcuni utenti segnalano uno scrolling invertito rispetto alla direzione dello swipe, mentre altri lamentano che parte o tutto lo schermo smette temporaneamente di rispondere ai tocchi. È stato segnalato anche un problema specifico durante la riproduzione video in orizzontale, con la parte superiore dello schermo che non risponde più al tocco.

A questi si aggiungono cali di prestazioni con scatti e rallentamenti dell’interfaccia, consumo anomalo della batteria e problemi di connettività: disconnessioni frequenti dalla rete 5G e, in alcune condizioni Wi-Fi specifiche, l’impossibilità di far funzionare app Google come Gmail o YouTube pur restando collegati alla rete.

Quanto è diffuso il problema?Quando le segnalazioni si moltiplicano online, è facile avere l’impressione che il bug riguardi tutti i dispositivi in circolazione. In realtà, considerando che i Pixel venduti nel mondo sono diversi milioni, chi incontra problemi gravi dopo l’update potrebbe rappresentare solo una minoranza degli utenti. Non è un caso isolato che raccontare la propria esperienza personale aiuti a inquadrare la situazione: sul Pixel 9 Pro utilizzato dalla redazione di sumahodigest.com, ad esempio, non si è verificato alcun problema dopo l’aggiornamento.

Non è ancora possibile stabilire con certezza se tutte le anomalie segnalate siano effettivamente riconducibili ad Android 17 QPR1. Detto questo, per chi vuole evitare rischi legati a touch screen non responsivo o problemi di connettività, la scelta più prudente resta attendere una patch correttiva prima di installare l’update. Chi lo ha già fatto e riscontra problemi può solo sperare in un rilascio rapido di un fix da parte di Google.

#google #android #pixel #bug

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Xperia 1 VIII, l’aggiornamento Android 17 porta bug su Bluetooth e rete 5G

L’aggiornamento ad Android 17 per Sony Xperia 1 VIII sta facendo discutere gli utenti della community internazionale su Red

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L’aggiornamento ad Android 17 per Sony Xperia 1 VIII sta facendo discutere gli utenti della community internazionale su Reddit. Accanto ad alcuni miglioramenti dell’interfaccia accolti positivamente, sono emerse diverse segnalazioni di problemi legati alla connettività Bluetooth e alla rete 5G.

Il problema più sentito: le interruzioni BluetoothLa lamentela più diffusa riguarda la connessione Bluetooth. Diversi utenti che utilizzano cuffie e auricolari Sony come le WH-1000XM5 o le WF-1000XM6, in precedenza perfettamente stabili tramite codec LDAC, segnalano interruzioni frequenti del segnale audio dopo l’aggiornamento ad Android 17, anche con l’opzione “priorità alla connessione” attivata.

Rete 5G, Wi-Fi e altri malfunzionamentiBlocco della rete 5G Standalone in alcuni paesi (Australia, Francia) con dati e chiamate che si congelano fino al riavvio manuale della SIM o al passaggio forzato al 4G

Mancato passaggio automatico dalla banda Wi-Fi a 6GHz a quella a 5GHz/2.4GHz quando il segnale si indebolisce, con conseguente rallentamento della connessione

Lag nello scrolling, con inversioni occasionali della direzione durante lo swipe

Rallentamenti nel caricamento della galleria con microSD, un problema però più legato ai limiti storici della ROM Xperia che non specifico di Android 17

Non mancano i lati positiviNon tutte le segnalazioni sono negative. Diversi utenti apprezzano l’indicatore di carica della batteria, ora più leggibile grazie a un contrasto maggiore, e la possibilità di regolare il volume dell’assistente vocale separatamente da quello multimediale. Viene inoltre segnalato un miglioramento dell’autonomia in standby e il ritorno dell’interruttore rapido per il Wi-Fi nelle impostazioni.

Un problema che sembra riguardare Android 17, non solo XperiaL’aggiornamento non è ancora arrivato ufficialmente in Giappone, ma utenti di altre regioni asiatiche ed europee, dove il rilascio è già iniziato, segnalano gli stessi identici problemi di audio Bluetooth e rete 5G. Anche sui Google Pixel, che hanno ricevuto Android 17 in anticipo, sono stati riportati malfunzionamenti Bluetooth e Wi-Fi molto simili, un indizio che porta a pensare a un bug della piattaforma Android 17 più che a un problema hardware specifico di Xperia.

Nel complesso non si tratta di problemi che rendono lo smartphone inutilizzabile, ma chi usa spesso cuffie wireless potrebbe trovarli piuttosto fastidiosi. Si spera che un aggiornamento correttivo arrivi prima del rilascio ufficiale di Android 17 per la versione giapponese di Xperia 1 VIII.

#android #bug #sony

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Google Googlebook di ASUS: spuntano le foto, niente solo USB-C

Sono trapelate online le prime immagini del Googlebook realizzato da ASUS, il nuovo notebook premium con cui [Google](https://androidiani.net/category

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Sono trapelate online le prime immagini del Googlebook realizzato da ASUS, il nuovo notebook premium con cui Google punta a creare una categoria di prodotto a metà strada tra un Chromebook tradizionale e un dispositivo profondamente integrato con Android. Il design è curato, ma il dettaglio che sta facendo più discutere è la scelta di non affidarsi soltanto alle porte USB-C.

Un design pensato per distinguersiLe foto trapelate mostrano una scocca grigio scuro, cornici sottili attorno al display e un ampio trackpad. Sulla tastiera compare un tasto dedicato con la “G” di Google, mentre sulla scocca superiore è presente una barra luminosa RGB che dovrebbe contribuire a rendere il Googlebook di ASUS immediatamente riconoscibile rispetto ai normali notebook Windows o ai Chromebook più economici.

Il logo ASUS è collocato nella parte inferiore della barra luminosa, mentre il poggiapolsi riporta la scritta “Googlebook”, a sottolineare come il marchio del produttore taiwanese resti comunque in secondo piano rispetto al brand Google.

Non solo USB-C: spazio anche per porte USB-A e jack audioLa particolarità più interessante riguarda la dotazione di connettori. Sul fianco del notebook sono visibili almeno due porte USB-C, due porte USB-A e un jack per cuffie da 3,5 mm, oltre a un sensore di impronte digitali per lo sblocco rapido.

Si tratta di una scelta in controtendenza rispetto a molti notebook sottili recenti, che tendono a concentrare tutto sulle porte USB-C costringendo all’uso di hub e adattatori. Con il Googlebook di ASUS sarà invece possibile collegare direttamente periferiche USB-A e cuffie cablate, senza accessori aggiuntivi. All’interno sono stati individuati anche una ventola di raffreddamento e un heat pipe, segno che il dispositivo potrebbe gestire carichi di lavoro superiori a quelli di un Chromebook tradizionale.

Il collegamento con l’ecosistema Android e GeminiIl Googlebook non nasce come semplice sostituto dei Chromebook, ma come una nuova categoria di notebook premium che unisce tecnologie derivate da Android a un’esperienza desktop più tradizionale. Tra le funzioni annunciate figurano strumenti basati su Gemini come “Magic Pointer”, “Create My Widget”, “Cast My Apps” e “Quick Access”, pensati per far dialogare il notebook con smartphone e altri dispositivi Android in modo più stretto rispetto a quanto avviene oggi con ChromeOS.

ASUS è uno dei cinque partner di lancio della linea Googlebook, insieme ad Acer, Dell, HP e Lenovo. Le prenotazioni dovrebbero aprirsi il 21 settembre, anche se non è ancora chiaro se il modello ASUS sarà disponibile fin da subito: prezzo, processore, memoria, storage e data di lancio restano ancora tutti da confermare.

#google #android #gemini

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